Chi ha letto “Il Maestro e Margherita” ritroverà in “Diavoleide” per la traduzione di Andrea Tarabbia (Voland, pp.97, Euro 10) tutte le iperbole narrative di Michail Bulgakov.

Come in un quadro di Escher i personaggi percorrono tragitti dettati da estensioni disassate.

Venate di sghignazzante ironia, le situazioni mutano all’improvviso: una porta che si apre senza che alcuno la spinga, un corridoio di cui non si scorge la fine, una scala animata da contorsioni, vedono personaggi apparire e scomparire in pochi attimi, le cui fogge e le caratteristiche fisiche delineano ansie, tensioni ma anche disappartenenza agli eventi che accadono a poca distanza da loro.

Korotkov, il protagonista della storia, vive il suo letargico incarico di segretario con la quiete di chi concepisce la routine lavorativa come un tesoro da preservare all’infinito.

Ma è sufficiente l’avvento di un deforme capoufficio per allontanare Korotkov dalle sue abitudinarie mansioni costringendolo a percorrenze spaziali dove gli incontri con stravaganti figure che lo subisseranno di messaggi, telegrammi, biglietti volanti.

Sospinto dal moto continuo degli eventi, il protagonista arriverà ad affermare “Impossibile arrestarmi perché non si capisce più chi io sia davvero”.

Con eleganza felina, un gatto nero attraverserà alcune pagine del racconto scomparendo poco dopo verso ignota destinazione.

Non si preoccupi il lettore, lo ritroverà ne “Il Maestro e Margherita”.

 

Michail Bulgakov – “Diavoleide” –  Voland, pp.97, Euro 10.

 

Mauro Bianchini