Certo non è una lettura natalizia, ma l’attualità del romanzo di Josè Saramago dal titolo “Cecità”, rispecchia da sempre la nostra miopia.
Siamo vicini al Natale e vicino a noi la sofferenza degli altri può divenire noiosa, quindi meglio non guardare.
Si deve fare festa.

… Il luccichio dei festoni diventa lo stato di Cecità assoluta in cui spesso noi tutti ci troviamo.
In una città indefinita, in uno Stato mai precisato, quindi potrebbe essere accaduto ovunque nel mondo civilizzato e a noi vicino, una malattia ferma l’orologio della supremazia.
Chi è stato ricco ha molto da perdere.
Chi è vissuto ai margini ha l’occasione per dare sfogo alla propria rabbia.
Un virus rende donne e uomini improvvisamente cechi.
Gli animali no, gli uccelli volano sicuri, i cani rincorrono nei parchi i gatti tranne quelli protetti nelle case o nei confortevoli appartamenti.
Chi darà loro cibo?
Chi li porterà fuori a urinare e defecare?
Provate a chiudere gli occhi a casa vostra, non è così certo che riuscirete a prendere o arrivare dove volete con facilità.
Come scrive Saramago: “non siamo diventati cechi, secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”
Le situazioni e le reazioni psicologiche sono devastanti.
Chi può approfitta dell’immensa debolezza del prossimo divenendo ladro, violentando donne e vendendo a caro prezzo ogni sorta di compassione.
Chissà cosa farei io, mi sono chiesto se tutti gli attori attorno a me perdessero la capacità di vedere, perché non tutti rimangono vittime dell’epidemia che colpisce in modo graduale.
Sembra assurdo ma chi è stato cieco da sempre diventa tra i pochi abile a muoversi, a espletare ogni sorta di bisogno.
Chi era cieco da sempre ha il valore aggiunto per divenire potente e utile da chi prima lo considerava diversamente abile.
Ma sappiamo che la rabbia e il potere rendono l’essere umano feroce.
Chi si unirà ai più forti dovrà pagarne il prezzo, chi non è rimasto infettato diviene merce preziosa di scambio.
La nostra protagonista riesce a proteggere la sua capacità di vedere, e fingendosi cieca per restare vicino al marito viene rinchiusa dall’esercito nel lager per contenere gli infetti, si prodiga per le donne divenute dopo il cibo, merce di scambio.
Protegge le più giovani offrendo lei il suo corpo, la sua bocca a chi pretende sesso in cambio di medicinali o acqua.
Il marito offeso e non comprende la moglie poiché per antonomasia l’assoluto dovere di protezione verso il mondo femminile è compito dell’uomo
Rapporti sessuali per ricevere sicurezza? Tutte ma non sua moglie.
Poi così com’è accaduto tutto ritorna come prima del virus.
Davvero?
Buone Feste!

Josè Saramago – “Cecità” – Feltrinelli, pp.276, Euro 12

Castrenze Calandra