In coerenza con le dimensioni narrative che hanno sempre contraddistinto la sua scrittura, James Ellroy si presenta in libreria con “Perfidia” (Einaudi, pp.886, Euro 22).

La tavola è bene imbandita, si va dalla prostituzione, alla tossicodipendenza, al taglieggio, il tutto tra le pieghe di una Los Angeles, città degli Stati Uniti, dove risiedono le più numerose comunità cinesi e giapponesi.

Il cerchio si stringe quando ad indagare su un sordido suicidio-omicidio, avvenuto poco prima delle festività natalizie del 1941, si muovono due agenti.

Uno teso a non cadere nell’alcolismo di cui è stato dipendente per anni, altresì disposto a chiudere più di un cocchio sulle piccole truffe in cambio di una manciata di dollari; l’altro assiduo frequentatore di fumerie d’oppio e incline ad usare la forza anche quando non è necessario pur di ottenere una soffiata che gli sia utile.

Ad assumere il ruolo di angelo redentrice è una giovane agente reclutata dall’intelligence per infiltrarsi nelle alte sfere della società dove pare risiedano i cervelli in grado di fare funzionare, in ogni piccolo particolare, la rete del malaffare, poiché neppure l’eco dell’attacco giapponese a Pearl Harbor pare distoglie i burattinai dai loro sporchi business.

Ben comprenderà la giovane e affasciante agente che se pur si trovi nella città degli angeli, il pesce puzza dalla testa.

Mauro Bianchini

James Ellroy – Perfidia – Einaudi, pp.886, Euro 22