Milano – Due fotografie di Liu Bolin sono entrate a far parte della collezione permanente della Pinacoteca di Brera. La donazione è stata formalizzata lo scorso 7 luglio nella Sacrestia di Santa Maria delle Grazie, accanto al Museo del Cenacolo Vinciano, consolidando il rapporto tra l’artista cinese, celebre per le sue performance di mimetizzazione, e la città di Milano.

Le opere documentano l’intervento realizzato nel 2025 davanti all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e all’interno della Basilica di Santa Maria delle Grazie. Riunite nel dittico “A Message for Beauty”, nascono da un accordo di valorizzazione tra Pinacoteca di Brera, Biblioteca Nazionale Braidense, Museo del Cenacolo Vinciano e Galleria Gaburro con l’intento di affidare all’arte un messaggio di pace e di tutela del patrimonio culturale.

Nelle due immagini Liu Bolin, noto come “l’uomo invisibile“, si fonde con il capolavoro leonardesco e con gli spazi della basilica, trasformando la propria scomparsa visiva in un gesto di immedesimazione con la storia e la memoria dei luoghi. La mimetizzazione diventa così un simbolo della capacità della bellezza di resistere al tempo e alle distruzioni, richiamando anche le ferite subite dal complesso monumentale durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Come ha ricordato lo stesso Liu Bolin, il suo lavoro nasce da una forma di rispetto: scomparire non significa annullarsi, ma diventare parte di ciò che è più grande, custodendo la memoria e proiettandola nel futuro. Un gesto che, di fronte al capolavoro di Leonardo e negli spazi della Basilica, si fa celebrazione della pace e della bellezza.

Con questa acquisizione, Brera arricchisce la propria collezione contemporanea con un progetto che mette in dialogo uno dei più importanti artisti cinesi viventi con uno dei massimi capolavori del Rinascimento italiano, rafforzando il legame tra arte contemporanea e patrimonio storico. (ph. Courtesy Galleria Gaburro)

Ceni biografici

Liu Bolin nasce nel 1973 nella provincia nord-orientale dello Shandong.
La sua poetica è incentrata sulla mimetizzazione dell’individuo in spazi urbani e contesti sociali per esprimere la perdita di identità nell’uomo contemporaneo. Attraverso la sua famosa serie di fotografie Hiding in the City, l’artista cinese usa il proprio corpo dipinto per fondersi con l’ambiente circostante, rendendosi ‘invisibile’ ma al tempo stesso rendendo più visibile la critica sociale e politica. Il suo lavoro è un modo per indagare il rapporto tra l’individuo e la collettività, le contraddizioni tra passato e presente e la difficoltà di preservare la propria individualità in un mondo che cambia rapidamente.
La sua prima mostra personale risale al 1998 a Pechino, seguita da altre due rassegne circa dieci anni dopo, sempre della capitale cinese: Sculpture, all’Hotsun Art Space (2007). Da allora le sue foto e le sculture tipiche della sua produzione sono state esposte nel più importante festival di fotografia contemporanea Les Rencontres d’Arles e in prestigiosi musei internazionali.
Tra i più recenti solo show vanno ricordati: Liu Bolin. Hiding in Florence, Palazzo Vecchio, Firenze (2023), La forma profonda del reale, Università Bocconi, Milano (2019); Liu Bolin.Visible/Invisible, Mudec – Museo delle Culture, Milano (2019); The Theatre of Appearances al Musée de l’Elysée, Losanna (2019); Liu Bolin. The Invisible Man, Palacio de Gaviria, Madrid (2019); Liu Bolin. The Invisible Man, Complesso del Vittoriano, Roma (2018); Ghost Stories, Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2017); Acte II with Liu Bolin, Centre Pompidou, Galerie des enfants, Parigi (2017).
Nel 2023 tre scatti del ciclo Hiding in Florence, realizzato nel 2022, sono entrati a far parte della collezione permanente delle Gallerie degli Uffizi.
Vive e lavora a Pechino.