Busto – Abituato al rigore delle norme, alla precisione del diritto e al peso delle parole usate in tribunale, Pino Bravin, avvocato di Busto Arsizio, vive una seconda dimensione in cui tutto cambia: la scrittura. Un territorio opposto e complementare, dove la regola lascia spazio all’intuizione.
Come nasce, in un professionista del diritto, l’esigenza di una forma espressiva così libera come la scrittura?
«Ho iniziato a scrivere ancora prima di intraprendere la professione», racconta. «È diventata un modo per evadere e per soddisfare una parte di me legata agli interessi culturali». Dalla poesia, suo primo approdo, al racconto breve, forma che oggi predilige, «è lo strumento più adatto per comunicare in una società che consuma tutto con estrema rapidità».
Da dove prende avvio un suo testo e quanto conta l’imprevedibilità del percorso creativo?
«L’ispirazione nasce da ciò che mi circonda, da frammenti di realtà che si trasformano in narrazione. Parto da un’immagine e poi lascio maturare l’idea senza sapere dove andrò a finire. Ci sono storie di cui non conosco il finale e durante il percorso si aprono diverse possibilità: mi trovo a scegliere strada facendo».
La poesia resta un terreno complesso, oggi forse più praticato che letto. «Credo che siano più le persone che scrivono rispetto a quelle che leggono. Tutto funziona con estrema rapidità e questo rischia di penalizzare chi prova a dedicarsi con continuità», osserva Bravin. «Coltivarla come passione diventa quasi necessario. Chi ha un altro lavoro può continuare a dedicarsi e confrontarsi in gruppi culturali. Altrimenti il rischio è quello di andare incontro a delusioni».
Il rapporto con le nuove generazioni è un’altra sfida: «Sono abituate a comunicare con abbreviazioni, con una sorta di codice sintetico. Già è difficile vederle leggere un libro, figuriamoci avvicinarsi alla poesia».
Eppure, secondo Bravin, è proprio la poesia a rappresentare la forma più rigorosa di lavoro sulla parola. «Costringe a denudarla. Scrivere molto non è difficile, il problema è togliere. È nella revisione che si gioca la vera sfida: il momento più complicato». Una ricerca di sintesi che accomuna tutte le arti: «Arrivare all’essenziale è l’obiettivo», precisa, «e spesso, quando mi rileggo, mi accorgo di essere andato oltre il necessario».
Che forma assume oggi la soddisfazione per chi scrive e c’è ancora spazio per un’ambizione personale?
«Le soddisfazioni arrivano soprattutto dal riconoscimento di chi comprende la fatica di questo percorso. spiega Bravin. «Nessun sogno preciso, se non quello di continuare a scrivere. Quando smetto per un periodo, avverto quasi un’ansia. E poi c’è il tempo, percepito come limite: non sono più un giovanotto e questo forse è l’aspetto più preoccupante».
Il bilancio del suo percorso editoriale conta tre libri di racconti e un ultimo lavoro di narrativa, La canonica. «C’è qualcosa che sta maturando», conclude. «Ma non sono io a decidere i tempi. Ed è proprio questo il fascino dello scrivere…».
E. Farioli









