Torino – Chi difende oggi la vita, la dignità, il futuro? La mostra “Scarecrow – artisti a presidio della vita”, con testo di Alessandro Bulgini e Christian Caliandro, propone una risposta radicale: lo spaventapasseri come figura politica e simbolo di resistenza.
Nato per proteggere i campi coltivati, lo spaventapasseri è tra le più antiche invenzioni dell’uomo: una presenza immobile, costruita con materiali poveri, capace di difendere senza violenza. Non combatte, non insegue, ma segnala un limite. Oggi quella funzione si sposta dal paesaggio agricolo al campo sociale e politico, trasformandosi in dispositivo simbolico contro le derive del potere contemporaneo.
In un tempo segnato da leadership aggressive e decisioni arbitrarie, questa figura fragile diventa un monito silenzioso. Corpo vuoto esposto al vento e allo sguardo, lo spaventapasseri afferma una presenza che non domina ma resiste. È una soglia etica: indica ciò che non deve essere oltrepassato, difende ciò che resta vulnerabile.
La mostra, ospitata al Padiglione B di Flashback, interpreta lo spaventapasseri come metafora dell’arte stessa: un elemento apparentemente marginale, mimetico, ma capace di opporsi a forze oscure. L’artista, come il suo doppio simbolico, non esercita potere ma custodisce. Non impone, ma resta. In questa immobilità si rivela una forma di contro-potere elementare, accessibile e radicale.
Nel contesto geopolitico attuale, segnato da conflitti, occupazioni e retoriche di dominio, lo spaventapasseri assume un significato ancora più urgente. Non difende più soltanto il raccolto, ma la dignità umana, la memoria, la possibilità stessa di un futuro. È una presenza minima ma ostinata che si oppone alla logica predatoria degli Stati e alla normalizzazione della violenza.
Le opere in mostra si configurano come sentinelle mute: corpi precari che si confondono con il paesaggio ma ne segnano i confini. Non monumenti celebrativi, ma dispositivi critici che denunciano il fallimento morale di un potere che trasforma la guerra in amministrazione e la distruzione in linguaggio tecnico.
“Scarecrow” non invoca la pace come slogan, ma chiama alla responsabilità. Rifiuta l’equidistanza e smaschera le narrazioni che legittimano l’annientamento. In questo scenario, lo spaventapasseri diventa un gesto radicale: non una soluzione, ma un rifiuto. Non un leader, ma una sentinella.
Come una figura che resta in piedi mentre tutto intorno cede, lo spaventapasseri incarna una resistenza semplice e visibile. Un corpo fittizio che continua a ricordare ciò che il potere tenta di cancellare: la presenza, la dignità, la vita.
Fino al 27 settembre; orari: giovedì 18 – 24; venerdì, sabato e domenica 11 – 24.









