Ascona –Dopo la pausa invernale e i lavori di ammodernamento, il Museo Comunale d’Arte Moderna riapre la programmazione con una grande retrospettiva dedicata a Luisa Figini. Dal 14 giugno si aprirà un’ampia antologica sul lavoro dell’artista nata a Mendrisio nel 1954, figura tra le più originali della ricerca contemporanea ticinese.
Curata da Carla Burani e Paola Tedeschi-Pellanda, la mostra riunisce otto grandi opere distribuite nelle altrettante sale del museo, offrendo al pubblico l’occasione di attraversare oltre quattro decenni di attività artistica. Il percorso mette in luce una ricerca che, pur dialogando con esperienze vicine all’Arte Povera, all’arte concettuale e alla videoarte, ha sviluppato nel tempo una cifra espressiva autonoma, fondata sulla sperimentazione di materiali e linguaggi diversi.
Fin dagli esordi, Luisa Figini instaura un rapporto diretto e quasi fisico con la materia. Le prime esperienze con la ceramica rivelano un interesse per le potenzialità espressive dell’argilla che negli anni si amplia fino a comprendere materiali naturali e sintetici, video, suoni, immagini in movimento, pittura e disegno. Argilla, filo metallico, garze, cere, fibra di vetro, capelli, carta e reti metalliche diventano strumenti attraverso i quali l’artista indaga temi universali come la memoria, il passaggio del tempo, la fragilità dell’esistenza e il rapporto tra interno ed esterno.
Tra le opere più significative esposte ad Ascona figura “Racconti di un traghettatore” del 1991. L’installazione è composta da grandi canoe rovesciate che evocano la pelle di una balena e trasformano lo spazio in una successione di involucri protettivi, sospesi tra pieno e vuoto, luce e oscurità. Analoga riflessione sul concetto di soglia emerge in “La Porta di vento” del 1993, una struttura che richiama antichi tumuli funerari e che trova affinità con alcune esperienze dell’Arte Povera. La profonda fenditura che attraversa l’opera diventa metafora del passaggio tra mondi diversi, tra il noto e l’ignoto.
La dimensione della memoria assume una centralità ancora maggiore in “Installazione” del 2000. Qui una stanza arredata con poltrona e tavolino è completamente rivestita di capelli umani, materiale che richiama simultaneamente la presenza fisica, il trascorrere del tempo e il ricordo di chi non c’è più. L’opera intreccia memoria privata e memoria collettiva, evocando vicende personali ma anche tragedie della storia contemporanea.
Lo stesso tema ritorna in “Casa” (2004-2025), dove l’immagine archetipica dell’abitazione oscilla tra rifugio e sepolcro, interrogandosi sulla precarietà della condizione umana. In “Bagaglio a mano” (2013-2014), invece, l’artista costruisce una sorta di corredo funerario contemporaneo composto da oggetti quotidiani – una camicia, delle scarpe, una radio, una tazzina – riprodotti in carta pergamina, materiale leggero e trasparente che conferisce alle forme un carattere quasi evanescente.
Un capitolo importante della mostra è dedicato alla produzione video, sviluppata durante gli anni di formazione alla Haute école d’art et de design di Ginevra. Opere come “Fiorire” (2002), dove autoritratti emergono e scompaiono tra i petali di garofani rossi e rosa, o “Sonar” (2006-2007), realizzata nella piscina fisioterapica dell’ospedale psichiatrico di Ginevra, esplorano il confine tra corpo e ambiente, tra presenza e dissolvenza, in immagini sospese tra figurazione e astrazione.
L’antologica si conclude con “Con passo d’infanzia” (2025), una serie di acquerelli ispirati a fotografie di famiglia. Giardini domestici, abiti a pois, gite domenicali e la Opel Rekord del 1959 appartenuta alla famiglia dell’artista diventano frammenti di una memoria condivisa, capaci di trasformare il ricordo individuale in esperienza universale.
Nata a Mendrisio nel 1954, Luisa Figini espone regolarmente in Svizzera e all’estero dal 1985. Dopo la formazione all’École des Beaux-Arts di Bourges sotto la guida della ceramista Jacqueline Lerat, ha proseguito gli studi alla Haute école d’art et de design di Ginevra, collaborando con la scultrice Carmen Perrin. Ha inoltre svolto un’intensa attività didattica presso la SUPSI di Locarno e il Centro scolastico per le industrie artistiche di Lugano, dedicandosi dal 2019 esclusivamente alla ricerca artistica.
La mostra è accompagnata da una guida all’esposizione. È inoltre in preparazione la prima monografia completa dedicata all’opera dell’artista, curata dalle stesse Burani e Tedeschi-Pellanda, prevista in autunno.
“Luisa Figini. Antologica” sarà visitabile sino al 6 settembre. Orari: da martedì a sabato dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17; domenica dalle 10.30 alle 12.30.









