La splendida cornice del seicentesco Battistero di Velate racchiude una preziosa esposizione “Liberty mon amour” che illustra fino al 10 agosto, attraverso litografie, spartiti, ceramiche, arredi e oggetti d’antan, un momento storico-artistico in cui Varese mostrò il meglio di sé.

Carla Tocchetti, curatrice della mostra, ci illustra questa preziosa esposizione: “Nelle prime due vetrine sono esposti alcuni pezzi, prestati da Enrico Brugnoni, che rappresentano la storia del Liberty: in particolare c’è un vaso blu con struttura metallica creato all’inizio del ‘900 a cura di Giorgio Ceragioli su base di Giorgio Spertini realizzato per la Società Ceramica Italiana di Laveno che sposa questa nuova tendenza con forme che sono ancora classiche. Esso è diventato il più celebrato e quello che più ricorre sui manuali di riferimento delle arti decorative in Lombardia. E’ poi rappresentata l’evoluzione verso l’Art Deco attraverso un vaso di Portaluppi e alcuni altri che provengono dall’Europa centrorientale che sono tipicamente Art Nouveau per gli stilemi del colpo di frusta e anche per il motivo floreale più rigido, per finire con alcune creazioni in stile Secessionista austroungarico e un vaso della Ceramica di Laveno di Christopher Dresser che si rifà ai motivi egizi. Dunque sono esposte piastrelle di ceramica utilizzate nella decorazione delle abitazioni perché l’Art Nouveau ha toccato tutti gli aspetti estetici della vita tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: dall’architettura all’ambiente di casa, all’organizzazione stessa degli spazi con un concetto di accessibilità alla borghesia che aveva la possibilità di circondarsi di cose belle. Una storia a sé ha il vaso a quattro colori con il simbolo del frassino, i semi di frassino e il colpo di frusta nelle maniglie ad anfora. Il design è di Julius Dressler: facente parte della galleria Dobiaschofsky di Berna, venne dato in dono di nozze all’artista Antime Parietti.

La mostra presenta Varese come cornice di questo gusto liberty che si sposava perfettamente con la voglia del territorio di essere moderno e competitivo a livello turistico: sulla parte di fondo troviamo questo manifesto, stampato in Svizzera, che promuove Varese con occhi mitteleuropei mostrando le attrazioni costruite in quegli anni come il Grande Albergo del Campo dei Fiori, il Kursaal, la funicolare, il tram. Si parla quindi di un ottimo sistema di collegamento, un grande spirito imprenditoriale, accoglienza di ottimo livello che propone Varese come stazione climatica di prim’ordine e l’idea di andare a Varese a divertirsi ed avere accesso alle cose più raffinate. Interessanti anche le affiches di Cavaleri che illustrano molto bene come l’accoglienza del territorio si coniuga con l’industria: una mostra il campanile del Bernascone e l’altra la Birreria Poretti. Preziosissimi poi i manifesti di Alphons Mucha: “la donna garofano” e “la donna rosa” risalenti al 1898, quando l’artista era all’apice del successo per la famosa affiche dedicata a Sarah Bernhardt e poi divenne famosissimo per questi disegni magnifici di donne meravigliose e senza tempo che ci raccontano la loro sinuosità e il mondo della natura che si portano dentro.

Non poteva dunque mancare la buona musica: di conseguenza è proposta una bellissima rassegna di spartiti musicali di quel periodo illustrati da firme importanti del design dell’epoca come Dudovich o Metlicovitz che ripropongono stilemi che ritroviamo in altri elementi: ad esempio l’iris in ebanisteria e le forme sinuose della donna nei manifesti. Abbiamo voluto creare anche un angolo dedicato a Francesco Tamagno che mostra una copia dell’Illustrazione italiana che celebra l’Otello in un momento in cui Verdi furoreggiava così come il tenore che aveva scelto di accompagnarlo e un disco che, in occasione di uno degli eventi collaterali alla mostra, è stato suonato con un grammofono Odeon del 1904 di proprietà di Mario Chiodetti. Troviamo poi pezzi di design: la colonnina di Bugatti, il trespolo porta-statua di Mazzucotelli – che noi ricordiamo perché autore dei ferri battuti del Sacromonte – e un mobile da bagno, completo dei relativi oggetti, della Ceramica di Laveno, frutto della collaborazione di due diversi collezionisti. L’esposizione si chiude con dipinto moderno di Vincenzo Morlotti che celebra le forme liberty della birreria Poretti. A corredo della mostra un video che ha molto successo e che propone le immagini del vecchio tramvai bianco che attraversava la città di Varese, saliva al Sacromonte o al Campo dei Fiori oppure, allo scambio del viale Aguggiari, proseguiva per la Valganna.

Il pubblico che ha visitato la mostra proviene da tutta la Lombardia e dal nord Italia perchè l’esposizione è stata inserita nell’Art Nouveau Week, evento coordinato da Andrea Speziali e da Italia Liberty, in cui sono state messe in rete sette mostre e tantissimi tour operator che hanno reso visibili e apprezzabili oltre 150 dimore storiche: è stata l’occasione per fare emergere il nome di Varese nell’ambito del Liberty, che in questi ultimi anni, per questo aspetto, non è stato molto considerato o promosso. In questo senso andrebbero create sinergie -anche con i privati- per recuperare molto lavoro che era stato realizzato, per valorizzare questo bellissimo capitolo della storia di Varese”.

 

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Cristina Pesaro