Un momento dell'incontroUn momento dell'incontro

Aperitivo artistico – Un'ora di ritardo sulla tabella di marcia, ma c'era d'aspettarselo. Fino all'ultimo aleggiava nell'aria anche il dubbio della sua presenza ma, ricalcando le abitudini da star, si è solo fatto attendere. Philippe Daverio si è presentato alle 18.30 al Cavedio di Via Cavallotti, all'ora dell'aperitivo che segnava l'inizio della Notte Bianca di Varese. In versione estiva – pantalone bianco, camicia a manica corta a scacchi ed immancabile papillon – il critico d'arte è così tornato ancora nella città giardino che lo vede sempre più presente. Nonostante le domande mirate, fermare Daverio non è stato facile: ogni parola ha solleticato in lui il suo eloquio fluviale, ma, al solito, accattivante. Il critico si è confrontato ancora una volta con la realtà artistica locale rimarcando il periodo florido che attende il varesotto e in generale le aree intorno a Milano, 'metropoli ormai in cancrena e svenduta' dice Daverio. La situazione dell'arte in Italia è però terribile secondo lui, 'non si può dipingere nel nostro Paese'. Assurdità e paradosso per la patria, per antonomasia, del bello.

Armiamoci di coraggio –
Una visione pessimistica che viene però contrastata dalla caparbietà del critico che, con tenacia, sostiene le sue battaglie. "Pochi giorni fa ho letto la cosa più brutta mai scritta su di me: tra un anno avrò sessant'anni" afferma sorridendo Daverio. Questo è il problema che gli sta più a cuore e di fronte al quale nulla può, ma per il resto "bisogna impugnare le armi". Daverio si rivolge ad Arcangioli (era anche il momento d'inaugurazione della sua mostra), ne sottolinea la bravura e definisce brillanti le sue opere, ma non nega che l'artista varesino abbia ancora bisogno di sperimentare e definire la sua linea – in particolare si riferisce agli ultimi lavori di Samuele, ai suoi volti a metà tra donne e leoni -.


Philippe DaverioPhilippe Daverio

Come nel 1968 – Il critico aggiunge che anche Arcangioli, come altri artisti italiani, dovrebbe ribellarsi alla situazione attuale e non "nascondersi dietro ad un semplice: a me basta dipingere". Se il problema rimane l'impossibilità di affermarsi e imporre le proprie opere sul mercato, allora tocca agli stessi protagonisti dell'arte prendere in pugno le armi – bianche ovviamente: quali cultura e coraggio in primis. Una sollecitazione scontata forse per alcuni, ma che rimarca la negatività delle sorti dell'arte contemporanea in Italia. "Se la Biennale di Venezia è in mano ad un direttore svedese è anche colpa vostra" dice Daverio "perché non avete occupato le aule delle Università e chiesto a Rutelli di spiegare i motivi di questa decisione?" chiede il critico rivolgendosi al pubblico ipotetico che include tutti i nostri artisti. Un invito esplicito, quello rivolto da Daverio: alla contestazione sul campo, alla presa di posizione.