Verbania – Cinquanta opere accompagnano il pubblico nel mondo di Tullio Pericoli dal 30 maggio al Museo del Paesaggio con la mostra “Terre inquiete”, a cura di Elena Pontiggia. L’esposizione presenta anche lavori inediti per un racconto fatto di memoria e tensione, offrendo un momento di riflessione sulla fragilità e sulle trasformazioni del mondo contemporaneo.

Pericoli, fin da ragazzo, ha concentrato una coerente ricerca pittorica sul paesaggio, nonostante sia noto anche come ritrattista. «I miei non sono quadri di un paesaggista – precisa l’artista –. Uso il paesaggio come una lingua che mi consente di esprimere le mie idee, per parlare anche di quanto sta avvenendo nel mondo. Non voglio lanciare messaggi, ma capire qualcosa della pittura e farlo nel modo migliore possibile. Il paesaggio diventa il mezzo per comunicare le mie sensazioni e la mia inquietudine rispetto alla realtà di oggi. La pittura non deve raccontare in modo troppo dichiarato, ma filtrare il racconto con la complessità e la molteplicità di significato delle immagini».

Elena Pontiggia approfondisce così il senso di “Terre inquiete”: «Tullio Pericoli, nella sua ormai lunga ricerca, ha trovato nel paesaggio un tema fondamentale. I suoi non sono mai stati paesaggi naturalistici, ma composizioni concettuali dove luoghi ed elementi vengono reinventati in una sorta di cartografia araldica o di visione straniata. A partire dagli anni Novanta, in particolare, le sue composizioni hanno accentuato un senso di frammentarietà nel quale si è gradualmente insinuata un’inquietudine sempre più forte».

Nel panorama italiano degli ultimi decenni, Tullio Pericoli è stato uno degli artisti più attenti al tema della natura, interpretato però con un linguaggio pienamente contemporaneo, lontano dal verismo e dal naturalismo di ascendenza ottocentesca. Da qui nasce il dialogo tra le sue opere e la collezione permanente della Pinacoteca del Museo del Paesaggio, che custodisce una vasta raccolta di pittura piemontese e lombarda tra Otto e Novecento, dal verismo di Arnaldo Ferraguti al naturalismo di Guido Boggiani ed Eugenio Gignous.

La mostra presenta anche quadri di grandi dimensioni, oli su tela provenienti in gran parte dall’archivio dell’artista.

Le vedute si ispirano vagamente alla terra marchigiana dove è nato, ma si esprimono liricamente e liberamente, trasformandosi in paesaggi della fantasia e dell’anima. Se un tempo il paesaggio rappresentava quiete e pace interiore, oggi la visione appare meno rassicurante: ci si trova di fronte a una natura sempre più minacciata.

“Terre inquiete” propone così un’immagine che si distacca dall’oggettività senza smettere di evocare il reale e le possibilità senza tempo del colore e della luce, con tocchi leggeri che raccontano una grazia insieme incantata e incantevole.

La mostra è affiancata da eventi collaterali, tra cui visite guidate con la storica dell’arte Ilaria Macchi nelle giornate del 6 giugno, 11 luglio, 8 agosto, 19 settembre e 17 ottobre alle 15.30. In programma anche due laboratori per bambini ispirati alle opere in mostra e un percorso dedicato ai teens.

L’esposizione, ospitata a Palazzo Dugnani fino al 1° novembre, è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10 alle 18, chiuso il martedì.