Gallarate – E’ a due protagonisti dell’arte del secondo Novecento,  Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti che il MA*GA dedica le nuove mostre in apertura dal 24 maggio. Un ampio progetto espositivo che approfondisce aspetti centrali della loro ricerca, tra spazialità, linguaggio e sperimentazione concettuale.

Il percorso espositivo mette in dialogo due visioni complementari. Da un lato Scheggi, interessato alla costruzione di ambienti percorribili e alla ridefinizione dello spazio come esperienza fisica e percettiva; dall’altro Agnetti, tra i principali esponenti dell’Arte Concettuale italiana, che indaga invece il ruolo dell’immagine e della fotografia come dispositivo narrativo e teorico.

La mostra “Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971” ricostruisce il nucleo più innovativo della sua ricerca, attraverso installazioni e opere che trasformano lo spazio in un’esperienza immersiva. Il suo lavoro, sviluppato tra la metà degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, si concentra sulla possibilità di superare la superficie pittorica per aprirla a una dimensione ambientale, in cui lo spettatore diventa parte attiva dell’opera. (Ph.Marcella Galassi)

In parallelo, la monografica “Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche” presenta circa trenta opere dedicate alla riflessione dell’artista sulla fotografia concettuale. Il progetto indaga la capacità del frammento fotografico di farsi racconto, intrecciando linguaggio visivo, letteratura e riflessione sul medium.

Tra le opere esposte spicca il dialogo tra i due artisti con “Il Trono. Levitazione secondo Agnetti & Scheggi”, realizzato a quattro mani nel 1970, che sintetizza alcune delle loro più radicali sperimentazioni sul linguaggio e sulla percezione.

La mostra dedicata ad Agnetti include anche lavori emblematici come “Elisabetta d’Inghilterra” e “Libro dimenticato a memoria”, che evidenziano la sua ricerca sul potere dell’immagine, sul vuoto e sulla dimensione concettuale dell’opera.

Due percorsi autonomi ma intrecciati, capaci di restituire la complessità di una stagione artistica in cui lo spazio, il linguaggio e la fotografia diventano strumenti di indagine critica sul reale.

Fino all’11 ottobre. Orari al pubblico: martedì–mercoledì-giovedì-venerdì:10–18; sabato e domenica:11–19.