Lissone – Il MAC – Museo d’Arte Contemporanea accoglierà dal 23 maggio Stratigrafie del Vivente, prima mostra monografica museale dedicata all’artista italo-brasiliana Giulia Mangoni, a cura di Stefano Raimondi. Un progetto espositivo che occupa gli spazi dell’intero museo e restituisce una visione complessa e stratificata della sua ricerca, già premiata con il Premio Lissone nel 2021.

La mostra si configura come un percorso immersivo costruito per ambienti, in cui pittura, memoria e appartenenza territoriale si intrecciano in un sistema di relazioni aperte. Non una semplice successione di opere, ma un dispositivo in cui immagini, materiali e immaginari si depositano e si trasformano nel tempo, offrendo una lettura del presente come campo attraversato da continuità e tensioni.

Al centro del progetto c’è una concezione “geologica” dell’esperienza: livelli temporali differenti convivono e si influenzano reciprocamente, suggerendo una visione del vivente come processo in continuo divenire. In questo senso, la mostra propone una riflessione che supera l’idea di elementi separati per restituire una rete complessa di relazioni fatta di memorie, sopravvivenze e trasformazioni.

Il lavoro di Mangoni nasce da un rapporto diretto con i territori e le comunità, in particolare con la Ciociaria, divenuta luogo privilegiato della sua ricerca. Attraverso archivi locali, testimonianze orali e documenti, l’artista costruisce composizioni pittoriche dense e stratificate, in cui paesaggi e figure emergono come presenze attive all’interno di scenari sospesi tra realtà e immaginazione.

La pittura diventa così uno spazio di traduzione e rielaborazione: un luogo in cui gesti, saperi e narrazioni vengono trasformati, talvolta disallineati, per generare nuove configurazioni visive. Più che rappresentare il mondo, Mangoni ne interroga le condizioni di esistenza, ponendo al centro il rapporto tra umano, animale, vegetale e simbolico.

Nelle opere, iconografie religiose rilette in chiave contemporanea si intrecciano con la cultura materiale e con la dimensione rituale del paesaggio. Ne emerge un lessico ibrido, in cui il sacro si manifesta come presenza latente e persistente, mentre passato e presente convivono senza gerarchie in una dimensione simultanea.

Come sottolinea il curatore Stefano Raimondi, la mostra si inserisce nella linea del MAC di Lissone, da tempo impegnato nella valorizzazione della ricerca artistica contemporanea italiana attraverso progetti espositivi di respiro museale. In questo contesto, il lavoro di Mangoni si distingue per la capacità di coniugare radicamento territoriale e apertura internazionale, costruendo una riflessione attuale sul nostro rapporto con il vivente.

L’artista stessa descrive il proprio lavoro come un processo di ascolto del paesaggio e delle comunità che lo abitano. Il disegno rappresenta la prima traccia di questo racconto, mentre la pittura interviene successivamente come sedimentazione, trasformando la narrazione originaria in una dimensione più ampia, quasi archetipica.

La mostra, in calendario sino al 27 settembre, sarà accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, presentato nel corso del periodo espositivo. Orari di apertura:mercoledì, giovedì, venerdì, 16-19; sabato e domenica 11-19. Ingresso gratuito