Milano – A ottantacinque anni, Luca Vernizzi continua a interrogare la realtà con uno sguardo radicale e sorprendente: alla Fabbrica del Vapore le “cose” più comuni – un annaffiatoio, un mazzo di chiavi, un accappatoio – diventano protagoniste di una pittura monumentale che trasforma l’ordinario in rivelazione.
È dedicata a questo anniversario la mostra “Macro Pop”, allestita nella Sala Messina 2 fino al 17 aprile. Il percorso espositivo riunisce 46 opere tra grandi tele, dipinti su legno e lavori su carta. Tra queste spiccano otto tele monumentali e due dipinti di grandi dimensioni su legno, affiancati da una serie di ritratti di piccolo formato che indagano il mondo degli oggetti domestici. Alcuni lavori risalgono agli anni Ottanta, come Grande calamaio (1988) e Televisore spento (1989), a testimonianza di come il ritratto delle “cose” rappresenti una costante nella ricerca dell’artista.
Accanto a queste opere compaiono lavori più recenti, tra cui Frutta e pomodori (2012), Accappatoi, Detersivo per i piatti, Mazzo di chiavi e Scodella e cucchiaio (2020), Goccia (2021), Annaffiatoio (2022) fino al recente Occhiali da sole del 2025.
Nella pittura di Vernizzi gli oggetti quotidiani – libri, bicchieri, bottiglie, mollette del bucato, barattoli di vernice – sono isolati in uno spazio vuoto e ingranditi fino a diventare presenze quasi monumentali. È una strategia visiva che ribalta la prospettiva dello spettatore: ciò che normalmente passa inosservato diventa protagonista e invita a riflettere sul rapporto tra le persone e le cose che abitano la loro quotidianità.
Il valore simbolico degli oggetti trova un’eco anche nella riflessione letteraria di Jorge Luis Borges, evocata nel percorso espositivo: monete, chiavi, libri o specchi diventano presenze silenziose della nostra vita, testimoni discreti del tempo che passa.
Attraverso queste nature morte contemporanee, Vernizzi propone una lettura della società attuale, segnata da oggetti che cambiano rapidamente valore: talvolta banali e sostituibili, talvolta carichi di significato emotivo o di desiderio di possesso. In questo universo di cose comuni si riflette un racconto più ampio sulla vita quotidiana e sulle abitudini della nostra
epoca.
Non è un caso che proprio gli oggetti abbiano permesso agli archeologi di ricostruire la storia delle civiltà del passato: dai corredi funerari di Tutankhamon alla celebre Venere di Willendorf, sono spesso le “cose” a restituire la memoria delle società scomparse.
Così, nelle tele di Vernizzi, ogni oggetto diventa un frammento di autobiografia collettiva. Ingrandito e isolato dalla quotidianità, si trasforma in immagine potente e quasi iconica, capace di raccontare – attraverso milioni di gesti ordinari – la nostra relazione con il tempo, lo spazio e la cultura contemporanea.
L’esposizione è visitabile nei seguenti giorni e orari: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 15 alle 19; sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 19. Ingresso gratuito
Aperture straordinarie: Pasqua e Pasquetta (5 e 6 aprile) dalle 15 – 19; Art Week (dal 13 al 17 aprile) dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 19.









