Ascona – Offre una visione inedita del clima sociopolitico e culturale in Germania e nella regione del locarnese nei primi decenni del Novecento la mostra Charlotte Bara. Legami di famiglia tra Ascona, Willingen e Worpswede, ospitata sino al 20 dicembre al Museo Castello San Materno.
Curata da Michela Zucconi-Poncini e Andrej Seuss, la rassegna nasce da un’approfondita ricerca sul Fondo Charlotte Bara, giunto ai Musei d’Arte di Ascona grazie alla donazione di Eliane e Nelly Bachrach. Il fondo riunisce un importante nucleo di fotografie, disegni, dipinti, lettere e oggetti personali della loro zia, la danzatrice espressionista Charlotte Bara (Bruxelles, 1901 – Locarno, 1986), figura significativa delle avanguardie artistiche e delle sperimentazioni sul corpo e sul movimento nella prima metà del Novecento. Proprio al Castello San Materno Bara visse e lavorò, trasformandolo in un luogo privilegiato per la sua attività artistica e per la danza.
Al centro dell’esposizione si trova un ricco epistolario di oltre ottocento lettere e cartoline, attraverso il quale la ricerca ricostruisce le vicende della famiglia Bachrach e i percorsi dei suoi componenti nei primi decenni del XX secolo, un periodo segnato da profonde trasformazioni sociali, politiche ed economiche.
Dalle lettere emerge, tra l’altro, il destino di numerose famiglie ebraiche tedesche costrette ad abbandonare la propria terra e a cercare rifugio in Svizzera, insieme all’evoluzione di una società attraversata da dibattiti, paure e pregiudizi. Nella corrispondenza affiorano anche i temi della parità di genere e dell’omosessualità, espressione delle tensioni di un’epoca alle prese con nuovi modelli sociali e culturali.
La rassegna costruisce così un ideale dialogo tra storia, documentazione e arte, presentando anche tracce audio e altri documenti accostati a una trentina di dipinti, disegni e opere grafiche di artisti quali Carl Weidemeyer, Heinrich Vogeler, Paula Modersohn-Becker, Henri Lempereur, Christian Rohlfs e Alexej Jawlensky.
Tra le figure più significative emerge Heinrich Vogeler (1872-1942), artista poliedrico e protagonista della colonia di Worpswede, la cui produzione attraversa una profonda evoluzione: dagli esordi di impronta romantica a un’arte sempre più impegnata sul piano sociale e politico, maturata anche attraverso l’esperienza della Prima guerra mondiale.
Accanto a lui, Christian Rohlfs (1849-1938), tra i principali esponenti dell’espressionismo tedesco, le cui opere furono classificate come “arte degenerata” dal regime nazista. I suoi dipinti, caratterizzati da colori intensi e da una forte carica emotiva, restituiscono il senso di inquietudine di una società attraversata da profonde crisi.
La mostra dedica inoltre particolare attenzione a Paula Modersohn-Becker (1876-1907), artista fondamentale per lo sviluppo dell’arte moderna. Dopo la formazione tra Germania, Inghilterra e Francia, entrò a far parte della colonia artistica di Worpswede. I soggiorni a Parigi e il confronto con artisti come Paul Cézanne e Paul Gauguin contribuirono alla definizione di uno stile di grande intensità espressiva.
L’esposizione è accompagnata dal volume Una valigia piena di storie. Charlotte Bara e la sua famiglia, pubblicato da Armando Dadò Editore, con una prefazione di Mara Folini, direttrice dei Musei Comunali d’Arte di Ascona, e i saggi dei curatori Michela Zucconi-Poncini e Andrej Seuss. Il volume approfondisce l’ambiente culturale asconese e le vicende di intellettuali, artisti e industriali che, tra le due guerre mondiali, trovarono rifugio nella regione, sviluppandovi attività e progetti nell’arte, nella politica e nella società.
Un contributo di Marino Viganò approfondisce infine il tema dell’accoglienza degli esuli nella regione del Locarnese tra il 1920 e il 1937, completando un progetto che intreccia memoria privata e storia collettiva.
Orari d’apertura al pubblico: da giovedì a sabato 10-12 e 14-17; domenica e festivi 14-16.









