Milano – L’invenzione della natura secondo Marcello Bonfanti. Un titolo che incuriosisce quello della personale dell’artista in corso negli spazi espositivi di Alessia Paladini Gallery. Dopo il recente isolamento forzato, Bonfanti ci pone di fronte a una riflessione e una lettura del mondo veicolata da simboli, allusioni e significati nascosti.

La mostra presenta una selezione di opere a tema natura morta di grande impatto visivo che attingono all’iconografia e alla cultura rinascimentale e secentesca.  Un genere artistico che i un periodo di incertezza universale come quello che stiamo attraversando, gioca  un ruolo molto centrale, offrendo molteplici strati interpretativi e spunti per una riconsiderazione del rapporto tra uomo e natura. Un rapporto che negli anni della pandemia è stato costretto a una rottura e che il fotografo ricuce tra riconciliazione, trascendenza e metafisica.

La natura morta è un genere dedicato al mondo degli oggetti, artificiali o naturali. Accanto alla finalità decorativa, la rappresentazione delle cose, dei fiori recisi o del cibo, è spesso un invito alla riflessione, alla lettura del mondo e della vita guidata da simboli, allusioni e significati nascosti: i fiori, nel loro splendore, sono insieme simbolo della molteplicità della creazione e richiamo alla caducità delle cose. I cristalli, che talvolta appaiono in queste composizioni sono simbolo per eccellenza della fragilità delle cose, della vita, del sistema umano.

“Le opere in mostra – sottolinea l’artista – sono un mio personale atto di riconciliazione con la natura da cui sono stato separato durante i recenti periodi di isolamento forzato. Il mezzo fotografico è stato usato come strumento di appropriazione intima del soggetto. Non potendo fruire della natura, ne ho indagato alcuni aspetti trascendenti e le loro modalità di rappresentazione nella storia dell’iconografia. L’indagine copre i temi dell’impermanenza della forma legata alle continue trasformazioni chimiche, fisiche e biologiche, della sua grazia trascendente contenuta nella geometria della struttura modellata da leggi universali e dell’esperienza metafisica che colloca il mistero della natura nel campo della ragione umana”.

Il racconto di Bonfanti ruota intorno ad una serie di still life di ispirazione fiamminga, forma iconografica che coglie le istanze di un periodo, il 600, in cui l’Europa è stata scossa da una continua mutazione degli orizzonti causata da guerre ed epidemie. L’incessante divenire viene sintetizzato da immagini di una natura imperfetta che vive la transizione dall’apice del suo splendore allo stato successivo. La staticità dell’immagine contiene l’evoluzione dinamica del soggetto. La forma muta diminuendo il suo splendore, ma la bellezza impermanente si conserva nella struttura dell’immagine. Il rigore formale della composizione è il simbolo trascendentale di un’ordine superiore al quale questa trasformazione appartiene. Le immagini, nel raccontare il processo del divenire della forma, sono al tempo stesso una riflessione sull’esistere ed un riflesso dell’esistente.

“Il gesto fotografico – precisa l’artista – è solo l’ultimo atto di appropriazione del soggetto, quello che consegna allo spettatore anche gli atti di ricerca degli elementi naturali raccolti durante ricognizioni in ambienti familiari che hanno segnato la mia estetica e l’atto di costruzione della scena che conferisce a questi elementi i significati simbolici”.

La mostra, allestita nella sede della galleria di via Maroncelli è inserita nell’ambito del Photofestival; rimarrà aperta al pubblico sino il 31 ottobre con i seguenti orari: martedì-venerdì 11-14 /16-19; sabato 12-19.

 

NOTE BIOGRAFICHE
Laureato in arti fotografiche all’ University of Westminster di Londra, Marcello Bonfanti (1972) esplora attraverso le sue fotografie ambiti diversi, sempre permeati da un grande senso della composizione e delle proporzioni, attingendo alla tradizione pittorica rinascimentale.
Bonfanti è stato insignito di prestigiosi premi tra cui nel 2016 il Sony World Photography Award, primo premio nella sezione Arts – Portraiture; nel 2005 World Press Photo, terzo premio nella sezione Arts and Entertainment; nel 2002 Jack Jackson Award, primo premio; nel 2001 Hodge Award, The Observer, primo premio. Le sue fotografie sono state pubblicate nelle principali testate nazionali e internazionali (come Amica, The British Journal of Photography, Cosmopolitan, Corriere della Sera, D – La Repubblica, Domus, Focus, The Guardian, Geo, Gioia, Harper’s Bazaar, Marie Claire, Max, The New York Times, Rolling Stones, The Sunday Times, Vanity Fair, Vogue.