Busto Arsizio – Opere di grande respiro ideale e simbolico non prive di rimandi psicanalitici compongono la personale di Luca Mengoni “Nella rugiada gelida dell’alba”, compresa nel progetto  “Della Natura dell’Arte” in corso presso la Galleria Cristina Moregola a Busto Arsizio.

Gli alberi disegnati con sapienza certosina da Mengoni vanno oltre la mera raffigurazione: le radici nel penetrare la terra si muovono nel profondo dell’inconscio, il tronco afferma la consistenza del presente, i rami elevano pensieri e sguardo verso l’alto ad indicare i moti e le forme inafferrabili delle nubi.

Il mondo di Luca Mengoni oltre a rimandare all’Es, all’Io e al Super io è anche fiaba densa di mistero entro la quale la percorrenza diviene formazione interiore, moto intuitivo, maturazione intima, dopodiché usciti dal bosco entro il quale l’artista ci ha condotti si matura la consapevolezza di quanto, a volte,  il potenziale segnico penetri più in profondità della parola scritta.

Abbiamo incontrato Luca Mengoni in Galleria nel corso dell’inaugurazione.

Nei tuoi lavori quando ritieni importante usare il colore e quando ritieni di poterne fare a meno.

“Nel mio lavoro il rapporto con il reale è realistico, tendo a non riprodurre il reale quindi il colore, di conseguenza , diventa qualcosa di astratto, di molto mentale, uso un colore alla volta per cui anche in questa mostra ci sono colori che sono blu, rossi, neri; rinuncerei al colore  più spesso poiché prima di tutto sono un disegnatore e credo che l’usare un colore alla volta derivi anche dalla mia pratica di incisore dove si usa un colore alla volta”.

Osservando i disegni che raffigurano la rosa canina ho associato le sue diramazioni alle arterie degli esseri umani e allo scorrere del sangue.

“Il rosso è il colore del sangue e si contrappone al bianco e al nero nella sua accezione classica e antropologica. Per noi il bianco è l’opposto del nero, per molte culture primitive l’opposto del bianco o del nero è il rosso. Il bianco e il nero sono il giorno e la notte, la luna che si riempie e poi si svuota, invece Il rosso è l’evento che accade una volta sola: quando il sangue esce dal corpo si muore e questo succede una volta sola non c’è ciclicità”.

Nei tuoi lavori è quasi sempre presente l’idea degli estremi.

“Sono spesso nei boschi e quando vedo una rosa canina devo aggirarla poiché il suo rovo spinoso non permette una percorrenza diretta, così come nei disegni delle scale la cui essenza indica il superamento di un dislivello, da qui si evince come l’idea di contrasto governi molto i miei lavori”.

Anche gli alberi sono una costante del tuo lavoro con evidenti rimandi psicanalitici.

“Quando una cosa diventa soggetto di un quadro assume una importanza e una centralità innegabile. Penso sia possibile anche una lettura psicanalitica infatti in psicanalisi esiste il test dell’albero. Personalmente associo l’albero all’idea di scala per cui l’ipotesi è l’ascesa, inoltre ritengo l’albero elemento di mediazione tra cielo e terra”.

Un altro tuo soggetto ricorrente è rappresentato dalle nuvole.

“Le nuvole mi interessano molto, mi attrae il loro essere senza forma e senza luogo, le nuvole sono impermanenti”.

A differenza dell’albero che permette tattilità le nuvole sfuggono.

“Sono inafferrabili anche allo sguardo, si scorgono forme che un attimo dopo hanno cambiato fisionomia”.

Essendo svizzero hai esperienze espositive sia nel tuo paese, sia in Italia, quali le differenze e le consonanze con enti pubblici, galleristi e visitatori.

“La Svizzera è di per se articolata, comunque non trovo grandi differenze tra i due paesi, anche perché per me l’ esporre è un atto di incontro, forse in Italia l’ipotesi di interpretazione da parte del pubblico mi sembra più presente. Il pubblico italiano interroga di più, accetta maggiormente la dimensione dialettica. Con i galleristi non ho mai avuto alcun tipo di problema. Riguardo alle istituzioni posso dire che sono rigide ovunque, in generale negli ultimo anni la burocratizzazione è diventata allucinante”.

Ritieni che le tue opere abbiano anche una componente narrativa.

“Il mio lavoro non è narrativo, la narrazione prevede uno sviluppo. Personalmente cerco di attivare nel visitatore una propria idea di racconto poiché quello che ha senso per me non è detto che lo abbia per altri.”

Non sei solo disegnatore, usi anche forme tridimensionali che poste a terra tendono a creare percorrenze, ti senti un po’ Pollicino?

“Questa idea mi piace, ma io non voglio mai condurre qualcuno da nessuna parte, ma vorrei che questo qualcuno facesse un percorso autonomo, vorrei che le persone uscissero da una mia mostra diverse da come sono entrate”.

 

Luca Mengoni – ”Nella rugiada gelida dell’alba” – Galleria Cristina Moregola, Via Andrea Costa 29. Fino al 31 ottobre 2021. Orario: giovedì-domenica 16-19.

Mauro Bianchini