Milano – E’ un’esposizione dedicata al valore religioso, terapeutico e sociale dell’acqua nelle civiltà dell’Italia preromana quella in corso alla Fondazione Luigi Rovati intitolata Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari.

Curata da Giovanna Gambacurta, Laura Maria Michetti, Giulio Paolucci, Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, la mostra prosegue, con un percorso autonomo e complementare, il progetto presentato a Palazzo Ducale di Venezia, mettendo a confronto pratiche e tradizioni di due culture che riconobbero nelle acque un luogo privilegiato di contatto con il divino.

Mari, fiumi, sorgenti e acque termali erano spazi di guarigione, devozione e incontro, capaci di riunire comunità e favorire scambi culturali. A raccontare questo universo sono reperti provenienti da importanti siti archeologici, tra cui Vulci, Chianciano, Chiusi, Marzabotto, Montegrotto e Làgole di Calalzo. Il confronto evidenzia affinità nelle offerte votive, nell’impiego del bronzo e della terracotta e nella deposizione rituale degli oggetti, ma anche differenze nella monumentalità e nella decorazione dei santuari.

Ad accogliere il pubblico è la grande scultura in terracotta di Thesan, divinità etrusca dell’Aurora, proveniente da Chianciano Terme. Di fronte, il Disco di Montebelluna introduce alla cultura veneta attraverso l’immagine di una figura femminile identificata come la Signora della Natura, legata ai cicli vitali e al mondo ultraterreno.

La sezione Acque miracolose approfondisce le pratiche rituali connesse alle sorgenti salutifere e ai luoghi termali. Tra i reperti spiccano gli otto bronzi provenienti da San Casciano dei Bagni, testimonianza del rapporto tra acqua, salute e divinazione, e le simpula del santuario di Làgole di Calalzo: mestoli in bronzo utilizzati per le libagioni, talvolta spezzati ritualmente dopo l’uso. Un’ascia in ferro decorata con motivi zoomorfi e una testa maschile votiva recante il nome «Fonte Calda» arricchiscono il quadro delle pratiche sacre legate alle acque.

Il percorso si sposta quindi nei santuari e nei porti di Este, Pyrgi e Altino, dove religione, navigazione e commercio si intrecciavano. A Pyrgi, importante centro dell’Etruria affacciato sul Mediterraneo, le strutture connesse alle sorgenti documentano la complessità dei rituali; da Altino proviene invece un cippo in arenaria con un lupo e un’iscrizione in lingua venetica, interpretato come testimonianza dell’accoglienza riservata a uno straniero.

La mostra amplia infine lo sguardo alla Sardegna nuragica, con bronzetti e ceramiche votive che documentano la centralità di pozzi e fonti sacre nella vita collettiva. A completare l’esposizione sono i disegni del bio-artista Mauro Ceolin, che isolano dettagli degli oggetti per suggerire nuove modalità di osservazione.

Ne emerge un racconto dell’acqua come elemento naturale e insieme simbolico: risorsa per la vita, strumento di cura e spazio di mediazione tra comunità umane e divinità.

Fino al 10 gennaio 2027, orari al pubblico: da mercoledì a domenica, 10.-19.