Milano – In occasione dei 250 anni dalla fondazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Palazzo Citterio rende omaggio ad alcune delle personalità più significative del panorama artistico italiano del Novecento e contemporaneo, la cui attività si è intrecciata con l’esperienza didattica e con la vita dell’Accademia.

L’istituzione è stata un luogo di conservazione e trasmissione di linguaggi tradizionali, ma è soprattutto un centro produttore di grandi innovazioni, in grado di intercettare, formare e ospitare le personalità più influenti e progressiste dell’arte italiana del XX e XXI secolo.

La mostra I Maestri di Brera. Insegnare l’arte, in apertura dal 30 ottobre e curata da Giovanni Iovane e Marina Gargiulo, propone una selezione di opere di quei docenti che hanno attuato una sintesi fra tradizione e modernità. Il percorso espositivo si apre con la sezione – Le Radici della Modernità (Anni ’20 – ’40) – dedicata a insegnanti, quali Adolfo Wildt, Carlo Carrà, Arturo Martini, Achille Funi, che hanno traghettato l’Accademia dalla tradizione ottocentesca verso le prime istanze della modernità, con particolare attenzione alla scultura, e prosegue con quella in cui si presentano figure come Marino Marini e Gastone Novelli che sono diventate punto di riferimento per le novità delle avanguardie del secondo dopoguerra. A questi, si aggiunge Lucio Fontana che, pur non avendo insegnato, ha frequentato le aule dell’Accademia come allievo di Adolfo Wildt.

La sezione La Brera Contemporanea e i Nuovi Linguaggi (Anni ’70 – oggi) riguarda docenti della contemporaneità: Alik Cavaliere, Luciano Fabro, Rodolfo Aricò, Grazia Varisco, Renata Boero, che l’hanno qualificata spesso con un approccio multidisciplinare e di particolare rottura.

La mostra si completa con la parte che celebra l’impatto didattico, e l’eredità su una generazione di giovani artisti, di professori quali Alberto Garutti, Fausta Squatriti, Giuseppe Maraniello e Ugo La Pietra. Fino al 10 gennaio, orari: da martedì a domenica, 8.30 – 19.15.