Casorezzo – Movimento e leggerezza: due caratteristiche, in deciso contrasto con la rigidità e la pesantezza del ferro e dell’acciaio. Non per Emanuele Ascanio Favero, lo scultore che riesce a trasformare entrambi i materiali, tanto freddi e rigidi, in forme armoniose, morbide e sinuose, opere spesso ispirate alla voglia di libertà. Desiderio che si fa palpabile nei soggetti  prediletti dall’artista come i cavalli, simbolo per eccellenza di un’evasione senza meta, ne confini. Ed ancora automobili e moto dove accanto alla libertà, si aggiunge il brivido della velocità. Energia pura, materiale e spirituale, in un viaggio lontano, dove la linea dell’orizzonte può essere anche sogno.

” La soddisfazione è quella di riuscire a dare armonia a un pezzo insignificante come il ferro. – spiega lo scultore. Non preparo mai disegni precisi o progetti dettagliati per ciò che voglio creare. Magari eseguo solo uno schizzo, che puntualmente non seguo perché l’opera che intendo realizzare, è già chiara nella mia mente. Cerco e mi ispiro a elementi positivi, che mi danno carica e spensieratezza, occasioni di “vivere” in un mondo tutto mio, in cui rifugiarmi, stare bene e sentirmi leggero. La mia scultura non è semplice: è un lavoro dove occorre mettere, al servizio della fantasia, pratica, abilità ed esperienza. E’ faticoso ma ne sento la necessità. Come una medicina anzi, per me è una dipendenza positiva”.

Favero subisce il fascino della scultura sin da bambino. Modellare, creare, modificare ed elaborare erano e son tuttora le parole protagoniste dei suoi pensieri. A dieci anni si fa regalare, dalla madre, una saldatrice e da quel momento in avanti, inizia il suo “viaggio” creativo. Prima modifica le biciclette, trasformandole in pezzi unici e rari, con modelli portati anche all’ufficio brevetti, poi i motorini,  elaborati con incredibili ed estrose carrozzerie.

Entra nel mondo del lavoro e la sua esperienza inizia proprio da una carpenteria metallica. Qui ha modo di avvicinarsi e approfondire la conoscenza dei materiali e delle tecniche. Un’occasione per acquisire padronanza e abilità che mette in pratica nella scultura alla quale si dedicherà intorno ai vent’anni, non perdendo però mai di vista motori e movimento. Le sculture di Favero infatti non sono statiche ma dinamiche: ruotano su se stesse, girano. Creature d’acciaio o di ferro che si muovono e si distinguono per quel “tocco vitale” che le rende uniche e magiche. Il movimento è  dato dall’azione, la leggerezza dalla lavorazione e dalla presenza di riferimenti, come le piccole farfalle, che l’artista talvolta inserisce nelle opere, quali simboli, sempre ispirati alla voglia di evadere, volare via, lontano. L’abbraccio del metallo si fa poetico e pulsante. Dalla solida compattezza della materia scaturisce la vita e il desiderio di libertà.

Elisabetta Farioli

 

Emanuele Ascanio Favero vive e lavora a Casorezzo (MI).Completamente autodidatta progetta, costruisce e perfeziona le sue sculture dando vita ad opere uniche e originali. Realizzate per essere vissute, sono in grado di esaltare il contesto in cui vengono poste come è accaduto in tre occasioni memorabili: l’opera “MV Agusta” all’interno dei reparti di produzione della MV Agusta di Schiranna (VA); l’“Agusta Elicotteri” alla Villa della famiglia Agusta di Cascina Costa di Samarate (VA) e l’opera “Medioevo” al Castello dei Conti di Belgiojoso di Caidate a Sumirago (VA). Tra i premi e i riconoscimenti più recenti: secondo classificato al concorso internazionale 1° Tributo “Ferruccio Lamborghini” Bulldays tour 2018 e l’esposizione alla quinta rassegna “Artisti per Nuvolari” alla Casa Museo Sartori di Castel d’Ario.