Origgio – A Villa Borletti una retrospettiva ripercorre la ricerca di uno dei protagonisti della scultura italiana del Novecento, tra eleganza arcaica, tensione espressiva e metamorfosi della materia.
Esistono artisti la cui opera attraversa le stagioni dell’arte senza lasciarsi racchiudere in una formula stilistica. Marcello Mascherini (1906-1983) appartiene a questa categoria: scultore capace di passare dalla raffinata essenzialità della figura a una concezione più inquieta e organica della materia. A questa ricerca è dedicata la mostra Marcello Mascherini. Grazia arcaica, leggerezza moderna, allestita a Villa Borletti, a Origgio, dal 3 ottobre al 15 novembre 2026.
L’esposizione a Origgio, promossa dall’associazione Amici di Villa Borletti, riunisce 21 sculture in bronzo, eseguite tra il 1942 e il 1972, e 50 opere grafiche datate dal 1939 al 1975. Curata da Lorella Giudici, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Brera, in collaborazione con l’Archivio Marcello Mascherini, la rassegna offre l’occasione di osservare da vicino le trasformazioni di un linguaggio personale, sviluppato attraverso decenni di intensa attività.
Nato a Udine e formatosi artisticamente a Trieste, Mascherini conquistò presto un ruolo di rilievo nel panorama italiano. Partecipò ripetutamente alla Biennale di Venezia, dove ottenne anche spazi personali, e nel 1950 condivise con Luciano Minguzzi il primo premio per uno scultore italiano. La sua carriera si estese inoltre oltre i confini nazionali, con mostre in diverse città europee e in Giappone.
Il nucleo più riconoscibile della sua produzione nasce dall’incontro tra memoria classica e modernità. Le figure, spesso slanciate e ridotte all’essenziale, conservano un’eco del mondo antico senza tradursi in una ripresa archeologica. Il mito diventa piuttosto uno strumento per indagare il corpo, il movimento e le tensioni che attraversano l’esistenza. In opere come Icaro e Ritmi, entrambe del 1956, la costruzione plastica privilegia l’equilibrio delle linee e la dinamica dei volumi.
Negli anni Sessanta la ricerca assume toni più drammatici. La pietra carsica entra direttamente nel processo creativo, offrendo superfici, impronte e irregolarità che modificano la struttura della figura. La materia non è più soltanto un mezzo da modellare, ma una presenza capace di evocare memoria, vulnerabilità e conflitto.
Negli ultimi anni, l’interesse per le forme vegetali e per le metamorfosi della natura apre un ulteriore capitolo, nel quale l’immagine umana lascia spazio a presenze ambigue, sospese tra crescita organica e simbolo.
La mostra, visitabile sino al 15 novembre, invita a rileggere Mascherini non come interprete di una stagione conclusa, ma come autore di una ricerca in continua evoluzione, in cui l’antico dialoga con il presente e la forma diventa espressione di una profonda relazione con il mondo naturale. Orari al pubblico: sabato e domenica: 9.30 – 11.30 e 16 – 18.30









