Venezia – Osservare, concepire, realizzare, questi paiono i processi conseguenziali atti a comprendere i tempi concettuali e operativi di Pino Pascali (Bari 1935 – Roma 1968).

Annoverato tra i più autorevoli protagonisti della Pop Art e dell’Arte Povera italiana, a Pino Pascali viene dedicata, a 50 anni dalla sua scomparsa, da parte dell’omonima Fondazione con sede a Polignano a Mare nell’ex mattatoio, una esaustiva mostra dal titolo “Pino Pascali. Dall’immagine alla forma” a cura di Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara per la direzione artistica di Rosalba Branà, inserita negli eventi collaterali della 58esima Biennale d’Arte presso Palazzo Cavanis.

Scandito in sezioni tematiche, il percorso espositivo documenta, a seguito della recente scoperta di un prezioso archivio fotografico di scatti inediti realizzati e stampati tra il 1964 e 1965, l’importanza dell’immagine e del disegno quale elemento di partenza oltre  cui attuare la realizzazione delle opere.

Il tenore poetico di “Cose d’acqua” rivela come lievità e misura formale siano possibili anche utilizzando materiali pesanti.

L’armonica  ripetitività  di oggetti e architetture definisce “Geometrie e Moduli”.

La cadenza delle forme pare rimandare a cadenze oratorie che grazie al dono della creatività assumono aspetti di materica compattezza.

L’impatto onirico di “Finte sculture” crea una ellisse temporale tra l’impalpabilità delle ombre e il candore archetipico di uno scheletro di balena, mentre l’oggettività di alcuni attrezzi agricoli appare nobilitata in “Ritorno alla terra”.

Suonano come una proustiana ricerca del tempo perduto le foto dedicate a “Giochi d’infanzia”.

Altresì il pazzariello danzante presente nel filmato “Il teatro e la maschera” tende a ricordare la labilità dell’esistenza correlata da correnti esistenziali percorse da trame che in più occasioni prevaricano la volontà dei singoli.

 

Pino Pascali. Dall’immagine alla forma
Palazzo Cavanis – Fondamenta delle Zattere.
Fino al 24 novembre.
Orario: tutti i giorni dalle 11 alle 18.
Ingresso libero.

 

Mauro Bianchini