Milano – Il titolo atto a definire la prima personale esclusivamente dedicata alle opere in ceramica di uno degli artisti più eclettici del secondo novecento, associa al nome proprio, non senza ironia, una lettera dell’alfabeto ad una traccia segnica.

Eccoci arrivati a “Gianni Colombo. Vocale con accento”, a cura di Marco Scotini, in collaborazione con l’archivio Gianni Colombo, in corso alla Fondazione Marconi e da Giò Marconi.

Il percorso espositivo è composto da venti opere realizzate in argilla, che vanno dalle terrecotte alle superfici ingabbiate e smaltate risalenti al primo periodo di attività dell’artista; dal 1953 fino alla costituzione del Gruppo T.

Risale a quell’anno l’incontro internazionale della ceramica ad Albissola, momento che ha coinvolto artisti come Lucio Fontana, esponenti del Movimento Pittura Nucleare, dello Spazialismo, del Surrealismo tra cui Roberto Matta, Enrico Baj, Sergio Dangelo, Karel Appel e Corneille.

Si scorge nelle forme di alcuni lavori in mostra l’intento di raffigurare fisionomie astrali, in altre l’impianto compositivo rimanda a primordiali architettoniche.

Il palpito della forma è dato, in uno dei lavori esposti, dalla presenza di un occhio sulla superficie della materia piana, quale concettuale interlocutore con gli sguardi dei visitatori.

Mauro Bianchini

“Gianni Colombo. Vocale con accento” – Milano – Fondazione Marconi, Giò Marconi, Via Tadino 15. Fino al 27 febbraio. Orari: martedì-sabato 11-18

 

(Intermutable1960, Courtesy Archivio Gianni Colombo foto@ Marrianne Boutrit /Gianni Colombo. Vocale con accento 1952. Courtesy Archivio Gianni Colombo foto@Marianne Boutrit)