Torino – A partire dall’11 aprile, nella galleria dell’Asia centro-meridionale e Regione Himalayana del MAO, sarà visibile un’opera site specific dell’artista mongolo Bekhbaatar Enkhtur (1994), concepita per essere posta in dialogo con le opere della collezione permanente.

Ispirata alle raffigurazioni dei leoni guardiani, figure simboliche di protezione tradizionalmente collocate all’ingresso dei templi e codificate durante le dinastie Ming e Qing,  la scultura di Enkhtur propone una reinterpretazione contemporanea dell’idea di offerta religiosa.

In Untitled (2026), realizzata in cera d’api modellata a mano, l’elemento organico – instabile e fragile – ha valore altamente simbolico: mettendo in discussione la natura della scultura come “rappresentazione della materia”, l’opera richiama concetti come l’impermanenza, l’imperfezione, la transitorietà e la perpetua mutazione della vita stessa in tutte le sue forme ed evoluzioni, profondamente radicati nella filosofia e religione buddhista.

Concepito appositamente per il MAO, l’intervento scultoreo prende avvio dal sistema iconografico tradizionale per rielaborarlo e offrirne una nuova interpretazione.

Se nella tradizione il leone maschio incarna la sovranità e il controllo del regno materiale, mentre la leonessa con il cucciolo rappresenta la continuità e la trasmissione della discendenza (in un sistema simbolico che si intreccia anche con la figura del Leone delle Nevi tibetano, emblema di forza intrepida e del cosiddetto “ruggito del leone”, metafora della proclamazione autorevole dell’insegnamento buddhista) nell’opera di Bekhbaatar Enkhtur il cucciolo viene isolato e privato del leone adulto. In questo modo la struttura di autorità e protezione rimane sospesa, lasciando emergere il segno fragile e vulnerabile della continuità.

La scultura è visibile acquistando il biglietto delle collezioni permanenti e della mostra Chiharu Shiota. The Soul Trembles in calendario sino al 28 giugno. Le installazioni più celebri dell’artista sono caratterizzate da fili rossi o neri intrecciati a creare strutture imponenti che avvolgono gli spazi in cui sono collocate. Le opere trasformano i volumi degli ambienti e guidano lo spettatore in un’esperienza immersiva in cui la fascinazione si alterna all’inquietudine e il movimento alla stasi.

Fino al 5 luglio. Orari al pubblico: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 10-18; giovedì dalle 10 alle 20.

Cenni biografici

Bekhbaatar Enkhtur (nato nel 1994 a Ulaanbaatar, Mongolia) vive e lavora a Torino. Ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ha partecipato a diverse residenze artistiche, tra cui KORA – Centro d’Arte Contemporanea (Lecce, Italia), MAMbo – Museo d’Arte Contemporanea di Bologna (Bologna, Italia) e Manifattura Tabacchi (Firenze, Italia). Il suo lavoro è stato  recentemente presentato in mostre personali e collettive alla Biennale di Bukhara (2025) (Bukhara, Uzbekistan); al Centro Lettone per l’Arte Contemporanea (2025) (Riga, Lettonia); alla Haus der Kulturen der Welt (2025) (Berlino, Germania); alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2024) (Torino, Italia); PinchukArtCentre (2024) (Kiev, Ucraina); Kunsthal KAdE (2024) (Amersfoort, Paesi Bassi); Palazzo Collicola (2023) (Spoleto, Italia); Fondazione Elpis (2023) (Milano, Italia); e KORA – Centro d’Arte Contemporanea (2022) (Castrignano De’ Greci, Italia), tra gli  altri. Enkhtur è il vincitore del Premio Illy Present Future 2023 e del Premio Speciale del Future Generation Art Prize 2023/2024.