Busto – Vi fu un tempo in cui gli industriali di Busto, quelli dei cotonifici che non ci sono più, per dare un tono alle loro case compravano opere d’arte preferendo nelle scelte artisti bustocchi del passato. E pazienza se a consigliare gli acquisti non c’era Roberto Longhi, ma solo Giorgio Nicodemi che non sempre “ci azzeccava”. A lui però qualche merito bisogna pur darglielo: già nel 1914 fece conoscere Daniele Crespi e Biagio Bellotti e di Giuseppe Bossi presentò in una sua pubblicazione (La pittura milanese nell’età neoclassica) un vibrante ritratto di Napoleone Bonaparte: sguardo sicuro da condottiero, mano poggiata sul globo. Ritratto che si riteneva perduto finchè non è riapparso, nel 2021, in una mostra dell’antiquario Orsi ed ora è esposto alla rassegna Eterno e visione. Roma e Milano capitali del neoclassicismo in corso alle milanesi Gallerie d’Italia. Anzi fa bella mostra sulla copertina del ponderoso catalogo. (collezione privata)

Credo sia stato proprio Nicodemi a consigliare a Luigi Milani, uno dei proprietari dell’imponente cotonificio chiuso fra quattro strade e affaccio sul corso XX Settembre, l’acquisto di un cospicuo e pregevole numero di opere del Bossi (gli studi hanno in seguito accertato che non erano tutte sue, ma pazienza) custodite con amorevole cura dal figlio Este fino alla dispersione in seguito alla sua scomparsa.

Non credo invece sia stato il Nicodemi a indirizzare Mario Venzaghi, di un’altra eminente famiglia di tessili, verso l’acquisto del prezioso album in cui l’editore e collezionista Giuseppe Vallardi aveva riunito ben 380 disegni di mano del Bossi. Preziosamente rilegato questo album reca sul frontespizio l’intitolazione “GIUSEPPE BOSSI/milanese/questi disegni da lui eseguiti/che testimoniano l’alta erudizione e filosofia/nell’arte in cui fu maestro/e a grata ricordanza/GIUSEPPE VALLARDI/raccolse l’anno MDCCCXXI”. Davvero una serie straordinaria di immagini che rivelano appieno un disegnatore di vibrante libertà compositiva. (nella foto: Giuseppe Bossi, Apoteosi di Giambattista Bodoni, disegno in album Vallardi).

Messo in asta dagli eredi Venzaghi si temeva che questo album tanto prezioso venisse frammentato e disperso negli opulenti rivoli dell’antiquariato, ma fortunatamente non è avvenuto. Proprio durante l’asta veniva infatti comunicata la dichiarazione della Soprintendenza che lo reputava “di interesse storico e artistico particolarmente importante”, ed era un fausto segno. Intanto si era dato da fare il presidente dell’Accademia di Brera, Marco Galateri di Genola, riunendo una cordata di generosi milanesi che è riuscita ad aggiudicarsi l’album destinandolo poi proprio a codesto glorioso istituto dove, sempre composto dal Vallardi, è già custodito circa un migliaio di disegni dell’Appiani, l’altro protagonista della fulgente stagione neoclassica di Milano. Un luogo, quello dell’Accademia braidense, che più pertinente non può essere anche perché in esso il Bossi fu occupato a riformarla e a dare avvio alla sua Pinacoteca, quando fu nominato a Segretario a soli 23 anni. (nella foto: Giuseppe Bossi, Tre giovinette danzanti, disegno in album Vallardi).

Fortunata Milano che ha ancora qualche illuminato galantomm come il Bossi (con questo appellativo lo ricordava Carlo Porta in un sonetto scritto in occasione della scomparsa avvenuta nel 1815) attento e sensibile alle cose d’arte e alla cultura. A Busto purtroppo sono proprio tramontati i tempi di quando, a fronte di una simile richiesta, commendatori e imprenditori, dopo la consueta domanda: “sa’l cűsta”, tiravano fuori il libretto e senza profferir parola firmavano un assegno in bianco. (nella foto: Giuseppe Bossi, Suonatore di chitarra, disegno in album Vallardi).

Giuseppe Pacciarotti