ArteVarese
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15-05-2017

Un Museo per Amico

Per le Edizioni Edifir, è uscito il libro di Claudio Rosati, a cura di Alessandro Andreini, Pietro Clemente e Paolo De Simonis , "Amico Museo. Per una museologia dell'accoglienza". Abbiamo seguito la presentazione al Castello Sforzesco.


Il pubblico che visita i Musei cresce a vista d'occhio nel nostro Paese. Buon segno. Anche Giovanna Mori, conservatrice della Raccolta Bertarelli del Castello Sforzesco, conferma la tendenza. Presso questa istituzione milanese, che è in realtà un museo diffuso, si è passati dalle 320.000 presenze del 2014 alle 480.000 del 2015. Il 2016, nonostante un lieve calo rispetto all'anno precedente che ha goduto dell'effetto Expo, i visitatori sono stati 440.000.

Il Museo come luogo di accoglienza e condivisione
Insomma, la gente si è accorta che i Musei stanno cambiando. Non più "polverosi depositi di cose morte" o "spazi rituali" portatori dell'ideologia dominante, ma ambienti in cui si cerca di dare più spazio possibile all'immaginazione, all'esperienza, alla diversità culturale, all'accoglienza, all'incontro, al dialogo.

Come suggerisce il moderatore, Paolo Cavaglione, presidente dell'Associazione Culturale Silvia Dell'Orso, questo, in sostanza, è anche il messaggio che lancia Claudio Rosati (nella foto), esperto in museografia demo-etno-antropologica, nel suo libro "Amico Museo". L'Autore, infatti, si azzarda ad affermare che oggi si dovrebbe parlare di Museo P.0, significando che bisogna mettere al centro la persona. Democratizzare il museo, liberarlo da certe posizioni idealistiche, descolarizzarlo, evitare che resti un ambito ristretto agli storici dell'arte ma, al contrario, si apra alla gente, susciti emozioni, crei relazioni di scambio, favorisca un'emancipazione culturale, che vada oltre le gerarchie intellettuali, partendo da quell'"eguaglianza delle intelligenze" di cui parlava Jacques Ranciére nel suo libro "Maestro ignorante".

La tecnologia e la realtà virtuale nei musei non deve intimorire
Anche Tiziana Maffei, presidente ICOM Italia, sostiene che il Museo non può più essere inteso in modo autoreferenziale. Deve potersi aprire all'esterno con una comunicazione accattivante, immediata, a partire dal linguaggio, meno specialistico e più diretto. Senza dimenticare la comunicazione interna alle stesse istituzioni, in particolare quelle di maggiori dimensioni, in grado di favorire la creazione di gruppi di lavoro che operino con la massima motivazione e consapevolezza e siano sensibili all'ascolto delle esigenze del pubblico.
Maffei non è preoccupata per lo sviluppo dell'offerta di musei virtuali. Gli strumenti digitali sempre più sofisticati che consentono di fruire di contenuti, immagini, ecc. stando comodamente seduti davanti al proprio computer non escludono la visita al museo. Al contrario, possono favorirla, stimolandone l'interesse, rendendo i fruitori pronti a vivere un'esperienza ricca anche di contenuti esperienziali ed emotivi che una visita virtuale non sarà mai in grado di offrire.
Museo, luogo domestico in cui condividere le emozioni

Interessante anche il contributo di Silvia Mascheroni, storica dell'arte, che interpreta il museo come luogo di cittadinanza culturale, immaginazione e appaesamento. Questo termine è il contrario di spaesamento è sta a significare la capacità di vivere il senso di appartenenza a uno stesso luogo, a una stessa visione della vita, la possibilità di cogliere il senso di domesticità ben ripreso anche dal libro di Rosati. Un luogo, insomma, che favorisca la messa in campo della propria personalità, per ritrovare una identità, attraverso i sentimenti di stupore e meraviglia che hanno per tutti la medesima lunghezza d'onda.

Altri concetti importanti espressi da Mascheroni e tratti dal lavoro di Rosati riguardano l'idea che il Museo propone oggetti di desiderio sottratti al meccanismo di consumo, da gustare nella loro essenza e non nel loro valore d'uso. E l'instabilità e la precarietà dei vari punti di vista di chi fruisce delle opere esposte in un Museo, senza imposizioni direttive circa una possibile interpretazione ma con un approccio problematico, al di là di meri strumenti di apprendimento. Il patrimonio artistico culturale, perciò, deve essere il lievito madre che continua a raccontare qualcosa. Perché l'uomo vive di storie ed è il loro intreccio che crea quella polifonia di voci che offre una risonanza sensoriale ed emotiva che ci fa apprendere, cioè ci aiuta a cambiare e migliorare.

Museo come cultura locale e democrazia
Anche Paolo de Simonis, uno dei curatori del libro, ha ribadito l'importanza dell'ascolto in ambito museale non come pratica retorica ma come strumento effettivo di conoscenza reciproca. Esperto dei musei di comunità, de Simonis ha sottolineato l'importanza della democrazia, della valorizzazione della cultura locale con la partecipazione dei cittadini al progetto museale. Il Museo non si occupa, come potrebbe sembrare, del passato - sostiene de Simonis - ma del futuro perché trasmette una memoria da condividere e da valorizzare come investimento.

Insomma, un libro che grazie agli scritti e alle riflessioni dell'Autore, raccolte nel corso degli anni, offre una visione nuova dell'istituzione museale e indicazioni utili sia agli operatori del settore che ai cittadini per scoprire attraverso l'esperienza della visita al museo un modo diverso e affascinante di conoscere, apprezzare e condividere il passato.

Amico Museo
Per una museologia dell'accoglienza
di Claudio Rosati
2016, 327 pp.
Brossura, 170×240 mm 
euro 25,00



Ugo Perugini

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