Sofia Loren con un enorme cappello fucsia, tre giri di perle al collo, sigaretta tra indice e medio, sguardo fatale e labbra sensuali. 

Romy Schneider con gli occhi che ridono e il nasino a patata, il profilo trucido di Klaus Kinski in Jack lo Squartatore e Charlot con l'eterno bastone e la bombetta, appena sbozzato con l'acquerello. 

E poi Fernandel e Gino Cervi, don Camillo e Peppone, Rossano Brazzi, Brigitte Bardot e Gina Lollobrigida, Anouk Aimée e Anthony Quinn, il Gotha del cinema internazionale degli anni Cinquanta, quando la Dolce Vita stava per arrivare assieme alla rinascita economica dell'Europa, che avrebbe portato un'utilitaria per tutti e le prime serate al cinema. 

In quegli anni, a Bruxelles, Ludwik Cieślik, da esule polacco, trasformava la sua casa in un laboratorio creativo, mettendo gli studi svolti prima della guerra alla Koninklijke Academie voor Schone Kunsten di Anversa, al servizio della cartellonistica cinematografica. 

Centinaia di piccoli manifesti con l'effigie degli attori più in voga, realizzati quasi in un'artistica catena di montaggio: con il nom de plume "Wik", mise da parte per un po' la formazione accademica di pittore e si dedicò all'arte dell'affiche, forse meno nobile, ma senz'altro più redditizia. 

Perché in quel periodo il cinema era al vertice tra i passatempi della gente, che aveva voglia di non pensare, di sognare, dopo i lugubri anni di guerra.

 

E poi non c'era ancora la televisione a portar via il pubblico dalle sale. Fino a quel momento, la vicenda biografica di Ludwik Cieślik, nato a Przemyśl, allora parte dell'Austria-Ungheria e oggi Polonia, il 24 gennaio 1904, era stata complessa e a tratti dolorosa. 

L'artista conosceva il Belgio, dove aveva studiato, fin dal 1926, e vi era rimasto fino al '34 realizzando mostre personali di pittura. 

Ritornato a Varsavia, si dedica alle illustrazioni di libri per ragazzi, a disegni e caricature, ma quando l'Armata Rossa invade la parte orientale della Polonia nel 1939, Ludwik, che allora portava ancora il cognome di nascita, Heller, rimane bloccato a Lwów. 

Eppure ancora una volta l'arte gli offre una preziosa chance: i sovietici, colpiti dal suo talento, lo nominano capo scenografo del Teatro Grande di quella città. 

Ma nel 1941 le truppe di Hitler sono alle porte, Heller diventa Cieślik ed è costretto a nascondersi. 

Scampato per miracolo alle persecuzioni naziste, alla fine della guerra riesce a imbarcarsi, insieme alla moglie Temka, sposata nel '39, su un treno di rifugiati diretto a occidente. 

La sua nuova vita incomincia a Bruxelles nel novembre del 1945, e assieme alla compagna, anche lei artista, realizza una ricca serie di opere grafiche, non dimenticando mai la pittura e il disegno. 

Ludwik collabora con la moglie producendo una serie di figurini, motivi per tessuti e teste con acconciature da utilizzare per pubblicità di parrucchieri, ma il suo core business ormai è la cartellonistica cinematografica. 

Il filone è fruttuoso, e Wik fonda una società assieme a un tipografo, che durerà 25 anni e chiuderà nel 1975: il cinema era in fase discendente e ormai la fotografia nei manifesti aveva sostituito l'illustrazione.

«Mio padre realizzava i bozzetti su lucido a matita e carboncino, poi prendeva un foglio di carta, lo incollava su un cartone e con la tempera incominciava a dipingere. 

Si basava sulle fotografie di attori e attrici e su direttive precise da parte delle case di produzione. Poi si serviva di un esperto di lettering che confezionava i caratteri più adatti al titolo, in francese e fiammingo, e ai nomi da inserire nel layout», spiega il figlio, Stanisław Cieślik. 

«La sua ditta contava su un rappresentante che si recava dai distributori, filiali delle grandi major americane, Paramount, MGM, Columbia eccetera, dove trovava tutta la documentazione necessaria alla realizzazione dei manifesti. 

Il Belgio, paese piccolo, serviva da "cavia" per testare i film nuovi prima che entrassero nei grandi circuiti in Francia e in Germania, perciò la produzione di locandine era assai importante». 

I manifesti, stampati in qualche migliaio di esemplari, erano esposti nelle edicole e nei bar, assai numerosi, di Bruxelles. 

I manifesti di Wik mostrano l'indubbio talento nella composizione della scena e nei particolari dei volti degli attori, quasi tutti "mostri sacri" del tempo, disegnati in primissimo piano oppure a mezzobusto o a figura intera, con colori vivaci e spesso insoliti. 

Ci sono anche diversi film di grandi registi italiani come Mario Monicelli e Federico Fellini, attori quali Franco Nero, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Massimo Girotti, Raf Vallone e la moglie Elena Varzi, Lea Padovani ed Eduardo De Filippo, accanto a divi stranieri, Gary Cooper, John Wayne, Jean Gabin, Montgomery Clift, José Ferrer, Anthony Perkins, Paulette Goddard, Susan Hayward, Paloma Picasso.