Rapporto virtuoso – Quanto incide sulla creazione e la produzione artistica il rapporto con la committenza, il mercato, la critica? Molti discorsi sono nati intorno all'importanza del legame tra l'artista ed il mercante ed altrettanti convegni sono stati organizzati per dare una risposta capace di favorire, incentivandola e nutrendola, la creatività dell'artista. Sicuramente la mostra ‘Pedretti & Ghiggini: dai cassetti segreti' in corso alla Galleria Ghiggini di Varese offre un contributo alla soluzione del problema.

Long time ago – Il pittore gaviratese, Antonio Pedretti, famoso per i suoi originali paesaggi, ed il gallerista varesino Emilio Ghiggini, impegnato nella cura dell'arte e degli artisti del territorio, hanno aperto, proprio giovedì sera, al pubblico i loro cassetti segreti. E disegni bozze fotografie ed iniziali esperimenti pittorici, raccolti tra la fine degli anni Sessanta e gli ultimi anni Settanta dall'amicizia e dall'ottimo rapporto iniziato nel 1970 con la prima mostra personale di Pedretti alla galleria di Ghiggini ‘padre' in Corso Matteotti, sono i protagonisti di un evento che non vuole essere un'antologica e tanto meno una personale descrittiva di un particolare periodo creativo di Pedretti.

Emilio GhigginiEmilio Ghiggini

Dinamiche relazionali – Si tratta invece di un prezioso album di ricordi condivisi, vissuti, gelosamente conservati ed ora proposti al pubblico con l'intento di fornire una più ampia lettura dei momenti di ricerca creativa del noto artista ai quali ha contribuito la tenacia e la determinazione dell'amico Emilio. Ideata ed organizzata nell'ambito dei festeggiamenti per i 185 anni di attività della galleria Ghiggini, la mostra presenta le dinamiche relazionali possibili tra colui che fa l'opera e colui che la vende creandone i contatti giusti ed il commercio, l'artista ed il gallerista. Da questa esperienza la morale: E' importante avere accanto qualcuno capace di sostenere e condividere il proprio lavoro, soprattutto agli inizi dell'attività e ciò risulta determinante per il futuro dell'attività stessa. Ma sentiamo direttamente cosa pensano Pedretti e Ghiggini, intervistati separatamente, e qui volutamente a confronto.

Cosa Pedretti e Ghiggini tirano fuori dai cassetti segreti, per questa mostra?
P. – I ricordi di una giovane età. Momenti di formazione: mia come artista e sua come gallerista. Sono disegni incertezze schizzi titubanze, nel desiderio di appropriazione di un'immagine, e ricordi legati al mio lavoro e al suo lavoro: mi riferisco alla mostra del '70, la mia prima personale dal padre di Emilio, la mia prima vera esposizione.
G. – I legami con questo artista: la prima mostra sua da mio padre, il viaggio in Belgio, il mio intervento nell'incentivare il suo desiderio di disegnare. Ricordi quasi dimenticati, poi ripresi per rendere partecipi gli altri, il pubblico, del percorso di un artista che non è solo il pittore di paludi. La gente, mi riferisco alla massa, non può conoscerlo via TeleMarket. Pedretti è altro.

L'artista con Stefania BarileL'artista con Stefania Barile

Situazioni, emozioni, immagini, ritratti, profumi…in cosa consiste la memoria di un artista e di Pedretti in particolare?
P. – La mia memoria riguarda la formazione, la sperimentazione: è strettamente legata al lavoro. Per il resto, gli affetti e le esperienze di vita, penso che sia uguale a quella degli altri: mi riferisco all'amicizia con Emilio, alle goliardate di quegli anni lontani, all'esperienza dell'essere cresciuti insieme in questo ambiente. L'amicizia con Emilio va oltre il rapporto di lavoro: abbiamo condiviso molti momenti importanti legati alla mia professione, ma anche ai miei affetti familiari, inoltre non si è mai risparmiato nel darmi consigli utili, quando glieli chiedevo. Tra noi c'è un rapporto fraterno fatto di confidenze, di lavoro e di vita privata, quindi è un rapporto artista/gallerista un po' anomalo, visti i tempi.
G. – Con questa mostra ricordo la sua mostra del '70, nell'ambito dei festeggiamenti per i 185 anni di attività della galleria, e con i lavori esposti, una trentina sconosciuti e non in vendita, i primi passi di Pedretti nell'arte. Sono trascorsi 37 lunghi anni, nel frattempo, e tante cose sono cambiate da allora, ma la nostra amicizia è rimasta la stessa. Per l'anniversario della galleria intendo inserire un altro momento di storia e di memoria dell'attività avviata da mio padre e continuata da me con l'intervento di altri artisti che hanno frequentato questo spazio da Ortelli in poi in un puzzle originale ed inedito.

Opere in mostraOpere in mostra

Nel riaprire quei cassetti segreti della memoria, qualcosa si ravviva. Cosa?
P. – Il mio lavoro che vive di memoria del paesaggio e del naturalismo. Si ravviva un gioco continuo, fatto di ricordi di luoghi vissuti che ritornano ad animare la mia memoria e la mia pittura. Di volta in volta prende vita la memoria della mia anima.
G. – Alcuni momenti del percorso artistico di Pedretti: il lavoro su ‘Il vuoto' per esempio, sconosciuto alla massa. Qui, con questa mostra, intendo riscoprire e rivelare al pubblico degli aspetti creativi di Pedretti mai avvicinati e mai studiati, eppure profondamente interessanti.

Cosa riporreste nei vostri cassetti, ormai aperti e rivelatori di tanti segreti, richiudendoli ancora una volta?
P. – Rimetterei dentro l'amicizia con Emilio, per ritrovarla sempre e poi tutto quello che è stato tirato fuori per la mostra: disegni schizzi abbozzi prime pitture e foto. Tutto custodirei gelosamente, come ho fatto finora.
G. – Riporrei tutto come era prima, per me. Ho aperto i cassetti segreti, li ho messi a disposizione del pubblico per una più approfondita conoscenza dell'opera di Pedretti, ma si tratta di ricordi privati e pertanto rimarranno miei e di Pedretti.

Che significato ha per voi questa mostra: ora, a Varese, da Ghiggini?
P. – Significa 40 anni di amicizia con questa galleria. E' una parentesi piacevole e goliardica, un evento simpatico nato dal dialogo e dal rapporto di amicizia con Emilio, prima della grande mostra di Milano alla Permanente con Morlotti e Mattioli prevista per l'autunno. Da Ghiggini il pubblico trova frammenti di vita e non un percorso antologico e descrittivo della mia opera pittorica: ci sono schizzi, lavori sulla natura morta realizzati per amicizia come la raffigurazione del fagiano, regalo di Emilio, e del giocatore di tennis, Emilio stesso. Ci sono fotografie di momenti vissuti insieme: è una mostra per me e per lui, non per gli altri e nemmeno per i critici. E' come quando sfogli un album di ricordi. Certo i nostri ruoli hanno giocato in questa mostra, ma è un altro momento ‘privato' e tutti gli altri sono dei vojeurs.
G. – Volendo stendere la storia della galleria attraverso degli eventi significativi, l'amicizia con Antonio Pedretti non poteva che rappresentarne il punto di partenza.

Ripercorrendo le strade della memoria, per un attimo a ritroso, ci sono ripensamenti nell'ambito delle vostre attività professionali?
P. – All'inizio della mia attività tutto era una tragedia: ero divorato dall'insicurezza dai continui ripensamenti, perché erano gli anni delle crisi di un artista che dipingeva il paesaggio quando c'era il concettuale. Ora ho trovato la mia identità. Sono felice e sereno e non mi pongo più problemi. Dai risultati raggiunti, sono apprezzato ed ho un grande mercato, posso affermare che ho trovato il mio luogo ed i miei strumenti. Quello che un tempo desideravo fare è proprio questa pittura, ciò che un tempo desideravo trovare è proprio questo senso naturalistico. Mi sento soddisfatto: sono arrivato al mio paesaggio e sono riconosciuto ed imitato da molti. Ho trovato finalmente la mia immagine di artista.
G. – Tutto ciò che ho fatto è nato in piena libertà, senza alcuna costrizione o compromesso esterno. Anche la decisione di curare l'arte e gli artisti del territorio, anziché continuare a frequentare le fiere per cercarne altri ed attivarne il commercio, è nata liberamente da me in piena correttezza con gli artisti e con coloro che gravitano in questo ambito. Ho scelto di stare a Varese e gravitare sull'arte contemporanea a Varese perché ho deciso di portare avanti un certo discorso, nato con mio padre e confluito nelle dinamiche relazionali con gli artisti del territorio.

Pedretti & Ghiggini: dai cassetti segreti
Galleria Ghiggini, Via Albuzzi 17
fino al 21 luglio
ingresso libero, dal martedì al sabato 10-12.30; 16-19, catalogo in galleria
info. 0332 – 284025
galleria@ghiggini.it