Varese – Con una grande tripersonale dal titolo “Vivere l’estinzione”, Punto sull’Arte riapre la stagione espositiva. La mostra, in apertura sabato 19 settembre, mette in dialogo la scultura di Mario Branca con la pittura di Eric Roux-Fontaine e Marika Vicari.

Il titolo dell’esposizione prende avvio dalla riflessione del filosofo Timothy Morton sul riscaldamento globale e sull’estinzione di massa. Fenomeni di dimensioni immense, distribuiti nel tempo e nello spazio, che sfuggono alla percezione immediata e che Morton definisce iperoggetti: realtà concrete, capaci di incidere sulla nostra quotidianità e sul destino del pianeta, ma difficili da afferrare nella loro interezza attraverso i nostri strumenti sensoriali.

È proprio a partire da questa condizione di parziale invisibilità che la mostra costruisce il proprio percorso. I tre artisti, attraverso linguaggi differenti, affrontano la crisi ecologica contemporanea da una prospettiva decentrata, capace di mettere in discussione la centralità dell’essere umano. Foreste, alberi, organismi vegetali, oggetti, tracce e strutture artificiali diventano così elementi di un sistema di corrispondenze nel quale emerge una nuova condizione planetaria, fondata sull’interdipendenza tra le diverse forme del vivente.

Nei dipinti di Eric Roux-Fontaine, rigogliose foreste tropicali, giungle impenetrabili e ambienti visionari costituiscono scenari nei quali la presenza umana appare minima, quasi irrilevante di fronte alla vastità del mondo naturale. Opere come The Heart of the World (2026), Passenger (2025) e In the Shadow of the Stars (2025) restituiscono l’immagine di una condizione precaria, nella quale l’uomo perde progressivamente la propria centralità e si trova a misurarsi con l’immensità dell’ambiente che lo circonda.

A rendere ancora più straniante questa relazione intervengono elementi artificiali e incongrui. Nel salotto abbandonato di New Chapter (2026), così come nel lampadario di The Monarch’s Chamber (2026), oggetti appartenenti alla cultura domestica e all’architettura vengono inglobati dalla vegetazione. La foresta non è più semplice sfondo, ma assume le sembianze di un organismo capace di assorbire architetture, oggetti e memorie culturali.

Nelle sculture di Mario Branca, il rapporto tra natura e artificio assume invece una forma fisica e materica. La vegetazione convive con gli artefatti della civiltà industriale dando origine a strutture ibride, nelle quali i confini tra naturale e artificiale diventano progressivamente indistinti. I suoi “alberi di rame, innestati su basi di cemento armato, sembrano emergere dal paesaggio antropico attraverso processi lenti di sedimentazione, ossidazione e metamorfosi della materia. È una natura che non torna semplicemente a occupare lo spazio lasciato dall’uomo, ma che si trasforma entrando in relazione con ciò che l’attività umana ha prodotto.

Nella serie Onirica, alberi, sedie, nidi, chiocciole e uova compongono una narrazione sospesa. Gli oggetti domestici perdono la loro funzione originaria e vengono assimilati da processi che richiamano la crescita e la trasformazione vegetale. La materia diventa così il luogo di una possibile simbiosi tra elementi apparentemente inconciliabili.

La ricerca di Marika Vicari si concentra sulla rappresentazione essenziale di alberi e boschi. Attraverso linee sottili e filiformi, l’artista costruisce paesaggi sospesi, superfici lattiginose, foreste bianche e scenari silenziosi, nei quali la natura appare al tempo stesso concreta e mentale. Opere come Fratture (2026) e Tracce (2026) mostrano porzioni di un ordine naturale più vasto, percepibile soltanto attraverso indizi, assenze e segni. La sua pittura, secca e concisa, affronta il tema ecologico senza ricorrere alla rappresentazione diretta della catastrofe: il bosco diventa piuttosto uno spazio di ascolto, memoria e vulnerabilità.

La mostra non cerca la rappresentazione immediata della catastrofe, ma invita a riconoscere la fragilità del presente e le relazioni profonde che legano ogni forma vivente al destino comune della Terra.

L’inaugurazione di “Vivere l’estinzione”  si terrà sabato 19 settembre dalle 11 alle 13, nella sede principale della galleria in Viale Sant’Antonio 59/61. Saranno presenti gli artisti e il curatore, offrendo al pubblico l’occasione di incontrare direttamente gli autori e approfondire le personali ricerche. Ad accompagnare l’esposizione un catalogo con la riproduzione delle opere presentate e un testo critico di Ivan Quaroni.

La mostra sarà visitabile fino al 24 ottobre da martedì a sabato dalle  9.30 alle 17. 17