Domodossola – Ornamenta. Tesori d’eleganza e d’identità in Ossola è una mostra che racconta il gusto locale tra Otto e Novecento attraverso un percorso espositivo articolato in tre sedi: i Musei Civici “Gian Giacomo Galletti” di Palazzo San Francesco e Casa De Rodis, a Domodossola, e il Centro Culturale Vecchio Municipio di Santa Maria Maggiore.
La mostra, in apertura dal 19 luglio, curata da Federico Troletti, è realizzata in partnership con la Fondazione Angela Paola Ruminelli e con la collaborazione del Comune di Santa Maria Maggiore, della Collezione Poscio e della Pro Loco di Domodossola.
I Musei Civici di Domodossola hanno voluto indagare i nessi etnografici, commerciali e di gusto che hanno contribuito alla costruzione di un’eleganza ossolana, come spiega il curatore Federico Troletti: «L’identità della Val d’Ossola si definisce attraverso un serrato dialogo visivo e materiale tra le comunità locali e la cultura alpina. La mostra si propone di indagare il territorio non già come mera entità geografica, bensì quale archivio vivente in cui l’oreficeria tradizionale, la storia del costume e la ritrattistica pittorica convergono in un’unica, stringente lente ermeneutica».
Non solo dipinti: volti, gioielli e tessuti sono le tre parole chiave che guidano il visitatore in un percorso dove si incontrano oggetti, opere, abiti ideati e realizzati in loco da artigiani con diverse tecniche artistiche.
Una delle principali sezioni della mostra, allestita a Palazzo San Francesco, racconta la sapiente tradizione orafa del territorio e la sua vocazione cosmopolita, esponendo opere e strumenti appartenuti a celebri gioiellieri ossolani emigrati oltralpe, come la rinomata Mellerio dits Meller di Parigi, la ditta Ponti Gennari di Ginevra e la Fabbrica Nicolaj di Masera. Il pubblico potrà ammirare accessori iconici dell’identità locale, dalle vistose collane di granati ai “dorini”, fino alla “croce à la Jeannette”, agli orecchini ossolani, alla “mulèta” e alla patriottica “Spilla Margherita”, messi a confronto, quando possibile, con dipinti coevi che li raffigurano. Sono inoltre esposti modelli in gesso, disegni preparatori originali e inediti e strumenti di lavoro della tradizione orafa locale. I manufatti orafi, inoltre, dialogano con abiti, cappelli, tessuti, fibbie da scarpa, da brachette e da cintura, stampi per tessuti e alcuni manichini prodotti alla fine
dell’Ottocento.
Dopo aver approfondito l’abito della “festa”, la mostra prosegue a Casa De Rodis, a cura della Collezione Poscio, con la sezione dedicata all’abito da “lavoro”, in uso nella vita quotidiana, che restituisce con rigore filologico il lavoro e la quotidianità femminile. Un percorso nel quale pittura e fotografia si rincorrono in un unico racconto tra rappresentazione artistica e documento storico.
Il nucleo della sezione è costituito dalle opere della stagione pittorica vigezzina custodite nella Collezione Poscio e in altre raccolte private. I paesaggi umani di Carlo Fornara restituiscono, attraverso la luce e il gesto, la dignità del lavoro contadino; le figure di Enrico Cavalli sono spesso colte in un raccoglimento quasi devozionale mentre svolgono le attività quotidiane; completano il percorso i ritratti di Lorenzo Peretti e le scene di vita in montagna di Gheduzzi, opere che raccontano una civiltà contadina e domestica nei suoi gesti più semplici: la cura degli animali, il trasporto della gerla, il cucito e l’accudimento dei bambini.
A queste opere si affianca un piccolo ma prezioso corredo di riproduzioni fotografiche d’epoca provenienti dalla Fondazione Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore, che restituisce una testimonianza diretta del costume e della vita vigezzina.
Infine, nella sede di Santa Maria Maggiore, si esplora il rapporto tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto nel vestire, il “sopra e sotto”. Protagonisti sono gli indumenti intimi, spesso invisibili ma tutt’altro che marginali. A questi si aggiungono altri ornamenta del corpo, come copricapi, foulard, acconciature, scarpe e pedule, che non servivano soltanto a proteggere o adornare, ma indicavano l’età, lo stato civile, l’appartenenza alla comunità e, talvolta, persino la posizione occupata nella gerarchia sociale. Parte delle opere in mostra proviene da una collezione di tessuti e ricami esposti alla Mostra di Torino del 1911. Tali manufatti, prodotti dalla scuola di ricamo “Ossulae Domestica Ars”, furono raccolti per quell’occasione, esposti e poi conservati fino a oggi.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo che documenta il grande lavoro di ricerca sviluppato parallelamente alla mostra. Fino al 25 ottobre. Orari di apertura: Musei Civici “Gian Giacomo Galletti” di Palazzo San Francesco, giovedì-domenica 10-13 e 15-18; Casa De Rodis, venerdì-domenica 10-13 e 15-18; Centro Culturale Vecchio Municipio di Santa Maria Maggiore, martedì-domenica 10-12 e 16-18.








