Fra i molti mezzi di cui un artista può servirsi per infondervi la sua intenzione creativa e cercare un contatto con il sacro, da sempre il legno è tra i più familiari e suggestivi, economici, immediati, di facile trasporto. Benchè gli intagliatori si fossero distinti presto e in modo chiaro dai comuni artigiani che lavoravano il legno, essi rimasero tuttavia subordinati agli altri settori artistici, scambiando le loro opere per semplice "arte popolare".
Purtroppo e per lungo tempo, infatti, un atteggiamento culturale derivato dalla precisa gerarchia dei materiali codificata nella trattatistica del Cinquecento (dove era stabilita una netta differenza nel giudizio di valore fra l'artista che operava con il marmo o con il bronzo e lo specialista che intagliava il "vile" legno) ha influito negativamente sulla storia fisica delle sculture lignee, causandone a volte addirittura la distruzione, ma più sovente un meno radicale camuffamento della superficie policroma.
Nell'affrontare dunque la complessa questione della scultura lignea, non si può prescindere da questa breve riflessione sui materiali. Già il medievista Pietro Toesca, in tempi non sospetti, pur inserendo la scultura lignea nel novero delle Arti Minori, aveva sancito: "Non c'è ragione di scompagnare la statuaria in legno dalla statuaria in pietra" (Il Medioevo, Torino 1951). Il merito della svolta va riconosciuto ad Enzo Carli che, con spirito pionieristico, nel suo monumentale lavoro del 1960, La scultura lignea italiana del XII al XVI secolo, portò questo affascinante argomento nel novero della grande arte.

A dispetto di tutto, ancor'oggi si tende, in certe impostazioni di studi della storia dell'arte, a collocare la scultura lignea in un ambito a parte, nonostante le elevate ambizioni artistiche di questi artisti abbiano dato origine ad alcuni dei più bei capolavori della scultura, sin dall'epoca Romanica.

Lo dimostra in modo chiaro la rassegna "Legni preziosi. Sculture, busti, reliquiari e tabernacoli dal Medioevo al Settecento", accolta nelle sale della Pinacoteca Züst di Rancate, nel solco dell'importante rassegna dedicata al Rinasciemento (2010), e che risponde appieno alle principali linee guida che da sempre l'Istituto porta avanti con inesauribile passione: originalità, ricerca sul territorio, studio scientifico.
"La scultura lignea è oggetto di studi da non più di quarant'anni – ci spiega Edoardo Villata, curatore della mostra e a capo del comitato scientifico – specialmente nei territori contigui tra Lombardia e Piemonte, anche se in modo non ancora perfettamente omogeneo: l'epoca rinascimentale ha raggiunto un alto livello di approfondimento (dalle prime aperture di Giovanni Romano e di Paolo Venturoli fino al volume imprescindibile di Raffaele Casciaro), mentre il Medioevo e il Sei e Settecento sono campi tuttora vergini, nonostante alcuni pregevoli studi recenti tra Piemonte, Comasco, Valtellina e Pavese".
L'esposizione è nata proprio setacciando palmo a palmo chiese, oratori minori, monasteri, archivi e musei parrocchiali. La cinquantina di opere esposte, alcune restaurate per l'occasione, presentano dunque una ricognizione di questo aspetto sinora assai poco indagato della cultura artistica nell'area storica e geografica corrispondente all'attuale Cantone Ticino.
Nel denso saggio in apertura al catalogo, Edoardo Villata mette l'accento sulla "scarsità di appigli offerti dalla bibliografia specifica esistente", per cui è necessario "inseguire i fili di una bibliografia locale dispersa non di rado su sedi minime, ricca magari di dati importanti". Non ultimo il problema della "questione territoriale": Villata sottolinea che non può essere definita una mostra sulla scultura ticinese in senso stretto, poiché il Cantone Ticino è una creazione giuridica del 1803, così come l'espressione "terre ticinesi" risulterebbe una forzatura. Dunque si è preferito utilizzare la figura giuridica diocesana, e in particolare la Diocesi di Lugano, "che ingloba i territori ticinesi fino al 1885 appartenenti alle Diocesi di Milano e Como".
L'esposizione, che visitiamo proprio in compagnia del professor Villata, si apre con una sezione dedicata alle testimonianze lignee in epoca medievale e rinascimentale: "Si va dalla severa Madonna romanica di Arogno alle diverse declinazioni del gotico, quello elegante e regale della Madonna di Origlio e quella scarnificata e drammatica del Crocifisso di Olivone, alle diverse opzioni del linguaggio rinascimentale. L'osmosi con quanto avviene in Lombardia è totale, e troviamo opere degli stessi artisti e delle stesse botteghe cui si devono, a Milano e nelle altre città del Ducato, lavori ormai riconosciuti come fondamentali capolavori: dai De Donati al cosiddetto Maestro di Santa Maria Maggiore, dall'ambito di Giacomo Del Maino al manierista Battista da Corbetta".
Fa da cerniera tra Medioevo e Rinascimento l'elegante San Giorgio e il drago di Losone, oggetto di un'ampia argomentazione in catalogo da parte di Lara Calderari, che avanza dei dubbi sull'attribuzione allo scultore milanese Martino Benzoni.
"Queste prime due sezioni si presentano ricche di novità critiche: per la prima volta è offerto un quadro di insieme sulla scultura in legno del Medioevo, e sul Rinascimento sono molte le opere inedite o comunque mai esposte prima d'ora e le nuove attribuzioni. Per la prima volta i visitatori vedranno la Madonna di Loreto proveniente da Bellinzona o la severa e matronale Vergine di collezione privata ma in origine a Minusio; per la prima volta la coppia di Angeli di Giornico e il Cristo portacroce della chiesa di Loreto a Lugano vedono riconosciuti i loro autori; e rappresenterà una sorpresa per molti l'incantevole Madonna col Bambino della parrocchiale di Malvaglia".
Manca purtroppo, in questa sezione della mostra, la Madonna col Bambino di Orselina: "Avremmo desiderato averla in mostra: comprensibile il rifiuto data la valenza devozionale dell'opera, intorno alla quale il santuario della Madonna del Sasso si è sviluppato, ma al tempo stesso occasione persa per un esame ravvicinato e per una lettura contestualizzata".
Segue una piccola ma importante sezione dedicata alle opere todische al tempo della Riforma, con spettacolari polittici scolpiti e dipinti. Le opere a rischio iconoclastia vengono rimosse dalle chiese per cui erano state originariamente realizzate e talvolta vendute nelle aree italofone rimanste fedeli alla Chiesa; gli artisti ormai senza futuro in patria emigrano verso sud, nei baliaggi cattolici. "In mostra questo aspetto viene illustrato attraverso tre esempi: la splendida Pietà di Claro, opera per l'appunto acquistata da una chiesa passata alla Riforma, e le ancone di Monte Carasso, di cui vengono esposte le sculture, prestate dal Landesmuseum di Zurigo, e l'intero altare ad ante mobili di Foroglio. Spicca in questa sezione il Presepio del Museo di Leventina di Giornico, curiosa opera nata per accumulo: a partire da una Natività di ambito tedesco della fine del Cinquecento, circa un secolo dopo un interessante scultore locale (di cui gli studi condotti in questa occasione hanno potuto tracciare un primo profilo) aggiunge pastori e animali, trasformando l'opera di partenza, per l'appunto, in un tradizionale Presepio".
La stagione delle ancone tedesche volge ormai al termine: le nuove prescrizioni liturgiche ispirate o imposte da Carlo Borromeo relegheranno spesso questi arredi in chiese e oratori campestri, quando non le elimineranno del tutto, per far posto a manufatti più rispondenti alle rinnovate esigenze. Nuovi oggetti vengono concepiti e realizzati, dai confessionali ai cibori monumentali.
"Nei due ultimi secoli dell'Ancien Régime, proprio mentre raggiunge lo zenit l'emigrazione in tutta Europa degli artisti ticinesi (pittori, architetti, stuccatori, marmorari), si fa più evidente che mai il fatto che le principali opere lignee presenti nel Ticino sono prodotti di importazione: quasi, nell'economia di un fitto dare e avere artistico, il momento inspiratorio di contro a quello espiratorio. Ma se nel Seicento le statue provengono da Milano o dal comasco, nel secolo successivo si assiste a un espandersi del raggio di attrazione: oltre ai canali tradizionali altri se ne aprono, verso la Liguria, verso la Romagna, forse verso il Piemonte sabaudo".
Nell'ultima sezione della mostra è inoltre possibile cogliere l'evolversi dell'iconografia della Madonna del Rosario (o quelle del Carmine e della Cintura, derivate sostanzialmente dalla stessa iconografia), esemplate sulla Madonna dell'Albero esistente nel Duomo di Milano, e presso il cui altare Carlo Borromeo costituisce la Confraternita intitolata appunto alla Madonna del Rosario. Non sarà forse un caso che i primi esemplari noti in Ticino di questa tipologia siano milanesi.

L'iconografia conosce una diffusione vastissima, e anche in area ticinese ne rimangono molte versioni, di varia qualità. Forse milanese è anche quella di Agno, del 1663 circa, che sembra creare una prima variazione pur all'interno di una iconografia che rimane riconoscibile. Qualche timido segnale di rinnovamento lo fornisce la bella Madonna del Rosario di Mendrisio, ancorata a un documento del 1694.

"Anche le due sezioni conclusive sono ricche di novità: di alcune opere sono individuati con certezza gli autori (è il caso della Immacolata di Ponte Tresa, riferita ad Antonio Pino, uno dei massimi scultori dell'area insubrica) e le cronologie (la bellissima Madonna del Carmine di Agno, la cassa-reliquiario di Santa Sabina ad Ascona). Altre sono state attribuite per via stilistica (la Madonna del Rosario di Arzo a Giulio Cesare Mangone, la Madonna del Carmine di Bellinzona a Giovanni Mainoldo). Di particolare interesse risulterà poi la visione ravvicinata, per la prima volta, del solenne Tabernacolo proveniente dal convento cappuccino di Santa Maria del Bigorio, del movimentato San Vincenzo Ferrer di Vacallo e dell'ipnotico Beato Angelo Porro di Mendrisio".
Le molte sollecitazioni che le opere esposte propongono al visitatore, dal punto di vista storico, estetico, religioso e antropologico, trovano un raffinato punto di equilibrio nell'innovativo allestimento curato da Mario Botta, che riesce a isolare visivamente le sculture, permettendone una lettura ottimale, e insieme a legarle dialetticamente in un discorso multifocale.
"L'esperienza del percorso espositivo dovrebbe ricordare lo spazio sacro dal quale queste opere provengono: oratori, chiese e conventi sparsi nei territori delle Prealpi. Parlano quindi di una dimensione contadina, feriale, di una pietas cristiana che ha, nelle grandi strutture ecclesiali, gli spazi collettivi di preghiera – sottolinea Mario Botta raccondo il concetto dell'allestimento. Le sculture ora, nell'esposizione, hanno subìto un atto di violenza, sono state private del loro contesto, ma nelle realtà da cui provengono possiedono una loro funzione, sono elementi di dialogo con il fedele. Ho quindi cercato di farle volare ma, attraverso gli elementi in legno che le sostengono, ho evocato le presenze di nicchie, di altari, di battisteri, di cappelle, facendo in modo che le strutture di appoggio – policrome – ricordassero gli arredi sacri. Inoltre, le opere, staccate dal suolo, sfuggono all'appoggio degli antichi supporti e si ritrovano immerse nello spazio, attivando un possibile dialogo con il visitatore".
Il lavoro messo in campo dall'équipe scientifica, composta da Lara Calderari, Laura Damiani Cabrini, Matteo Facchi, Claudia Gaggetta, Anastasia Gilardi, don Claudio Premoli, Federica Siddi, traccia dunque soltanto le linee iniziali di una prospettiva di studi in fieri, che – ed è l'auspicio di tutti – non mancherà di stimolare ulteriori studi e di favorire nuove scoperte.

A questo link la puntata speciale di ArteVarese con l'intervista ad Edoardo Villata.

Legni preziosi
Sculture, busti, reliquiari e tabernacoli dal Medioevo al Settecento

Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino, Svizzera
16 ottobre 2016 – 22 gennaio 2017
Tel. +41 (0)91 816 47 91; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch"; www.ti.ch/zuest
Orari, prezzi e servizi:
Da martedì a venerdì: 9-12 / 14-18
Sabato, domenica e festivi: 10-12 / 14-18
Chiuso: il lunedì; 24, 25 e 31/12
Aperto: 8, 26/12; 1, 6/01
intero: CHF/€ 10.-
ridotto (pensionati, studenti, gruppi): CHF/€ 8.-
VISITE GUIDATE PER SINGOLI VISITATORI (APERTE A TUTTI)
Fr. 12.-: biglietto comprensivo di ingresso e visita guidata
Domenica 20 novembre, ore 15.00 – ULTIMI POSTI
Domenica 15 gennaio, ore 15.00

ATTIVITA' PER BAMBINI E RAGAZZI

Mercoledì 23 novembre, ore 14.30-16.30
"A spasso con San Giorgio e il drago" e laboratorio di pittura su legno.
Fr. 10.-: biglietto comprensivo di ingresso, visita guidata, laboratorio e merenda
Sabato 3 dicembre, ore 15.00-17.00
Natale si avvicina! Usando la tecnica della pittura su legno, prepariamo decorazioni per la vostra casa.
Fr. 15.-: biglietto comprensivo di ingresso, visita guidata, laboratorio e merenda
I genitori, mentre è in corso il laboratorio, potranno usufruire di una breve visita alla mostra al costo di fr. 5.-.