Milano – L’esposizione, che ricostruisce l’opera di Cavaliere (Roma 1926 – Milano 1998), uno tra i maggiori esponenti della scultura italiana del secondo Novecento, si concentra soprattutto nella sala delle cariatidi di Palazzo Reale e nel giardino per poi continuare in un percorso che si snoda in altri cinque spazi: al museo del Novecento, all’università Bocconi, a Palazzo Litta, alle Gallerie d’Italia e nell’Atelier Alik Cavaliere.

Le opere esposte mettono in luce le diverse fasi e tematiche dell’artista, dalle monumentali Metamorfosi dei tardi anni Cinquanta, all’innovativo personaggio Gustavo B dei primi anni Sessanta, protagonista di un racconto composito sulle tante esperienze dell’uomo del tempo.

La mostra si concentra in particolare sul tema della natura. Scrive infatti la curatrice della mostra, Elena Pontiggia, a tal proposito: “Nessun artista, nella scultura del Novecento, ha scolpito il mondo della vegetazione e, per essere più precisi, l’universo verde delle foglie, dei frutti, dei cespugli, degli arbusti, degli alberi, come Alik Cavaliere”.Un’altra tematica cara all’artista è quella della gabbia, quale simbolo dei limiti e delle costrizioni che incombono sull’uomo. Uno spazio che rappresentava per lo scultore quel senso di oppressione, qualche cosa a cui non si riusciva a sfuggire. “Ho anche imprigionato ricordi, memorie, cose che si erano perdute – diceva -. La natura fioriva all’esterno di questa gabbia”. Costrizione e libertà si incontrano nell’opera di questo artista, forze opposte che avanzano una accanto all’altra.

L’ artista, che fu anche direttore dell’Accademia di Brera nel suo racconto creativo si è ispirato all’opera di diversi maestri: De Chirico, Magritte, Giacometti e Duchamp, passando dall’informale alla Pop Art e all’arte concettuale alle quali affiancava suggestioni poetiche e filosofiche suggerite da Lucrezio, Petrarca, Leopardi, Giordano Bruno, Spinoza, Shakespeare, Rousseau, Ariosto.

Fu un grande sperimentatore e nel corso della sua attività utilizzò le più svariate tecniche e differenti materiali. Dai più tradizionali, come rame, bronzo, oro e argento fino all’acciaio, ghisa, plastiche, stoffe, legni, carta, vetri, ingobbi, specchi e materiali di recupero. Influssi diversi che hanno generato opere di un’originalità unica.

Accompagna la rassegna un catalogo, con testi della curatrice Elena Pontiggia, di Francesco Tedeschi, Angela Vettese, Francesca Porreca, Davide Polesel. Il volume, inoltre, contiene la testimonianza della figlia Fania Cavaliere e una poesia di Miklos Varga dedicata all’artista.

 

Alik Cavaliere. L’universo verde rimarrà in calendario sino al 9 settembre. Informazioni: Palazzo Reale (Piazza Duomo 12 www.palazzorealemilano.it), Museo del Novecento (Via G. Marconi 1 – www.museodelnovecento.org), Palazzo Litta (Corso Magenta 24 – www.palazzolittacultura.org), Università Bocconi (Via R. Sarfatti 25 – www.unibocconi.it), Centro Artistico Alik Cavaliere (via E.de Amicis 17 – www.alikcavaliere.it), Gallerie d’Italia (Piazza Scala 6 – www.gallerieditalia.com).

La Redazione