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Il Santuario della Madonna d’Ongero

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Il Santuario della Madonna d’Ongero
Veduta esterna del SantuarioVeduta esterna del Santuario

Sulla collina di Carona sorge, in uno scenario caratterizzato da boschi di castagni e faggi, il Santuario della Madonna d'Ongero, cui si accede al termine di un viale con edicole della Crucis. L'edificio, costruito nel sec. XVII sulla base di una piccola cappella del 1515, è un piccolo gioiello d'architettura.

All'interno la chiesa ha una pianta a croce latina con navata unica a due campate voltate a botte, il transetto appena accennato con due brevi bracci. Ciò che colpisce è senz'altro la notevole decorazione a stucchi sia nella volta della cupola che sulle pareti, condotta tra il 1646-48 per la maggior parte da Alessandro Casella di Carona, artista molto attivo soprattutto in Italia da Torino a Palermo, affiancato sicuramente da più collaboratori, che nel 1646 firmò la statua di Davide nel coro.

Nel ricco altare maggiore, realizzato da Bernardino Casella, è conservato -come consuetudine in questi casi- l'affresco con l'immagine miracolosa della Madonna (1515) tra una cornice di colonne sorreggenti il frontone interrotto con la figura di Dio Padre affiancata dalla Fede e della Speranza. Pregevole anche il paliotto in marmi

Gli affreschi e le decorazioni in stucco dell'internoGli affreschi e le decorazioni in stucco
dell'interno

intarsiati con bassorilievo centrale raffigurante la Sacra Famiglia, importato da Genova prima del 1670.

I due altari laterali concepiti simmetricamente nei bracci del transetto sono incorniciati da cariatidi e frontoni spezzati. Nella cappella di San Giuseppe Giacomo Casella realizza la pala d'altare raffigurante la Madonna di Loreto in gloria coi santi Giuseppe, Orsola e il committente, questi ritratto in un piccolo ovale in basso in abiti da prelato. Nella cappella di Sant'Antonio da Padova la tela con la Visione di Sant'Antonio patavino alla presenza di san Carlo Borromeo, è invece opera del 1659 di Giovanni Andrea Casella.

Nella navata ci sono le opere alle quali questo santuario deve la fama: gli affreschi settecenteschi di Giuseppe Antonio Petrini, situati nelle arcate cieche. Le scene, fronteggiate, raffigurano la Disputa di Gesù fra i Dottori e la Presentazione al Tempio. Gli affreschi nelle altre due campate con la Natività e la Visitazione sono di altra mano e risalgono alla prima metà del XVII secolo.