Al museo Puri Luksian [Palazzo della Pittura] di Ubud, a Bali, tra le innumerevoli opere di autori locali, trovo inaspettatamente i quadri di un pittore olandese: Rudolf Bonnet.  Giunse in Indonesia nel 1929 e con l’appoggio di un Raji, il Principe Sukawati, cominciò a girare per le risaie incoraggiando i contadini balinesi a dipingere. Fornì loro i materiali ed esortò coloro che avevano già un approccio all’arte, a tralasciare i soggetti religiosi per dedicarsi al realismo della vita quotidiana. Proprio da questa idea nacque quello stile che ritrae scene di vita rurale dei villaggi, ancor oggi riprodotto in tanti negozi e bancarelle.

Creò così una scuola, famosa in tutta l’Asia e progettò addirittura un museo che aveva come scopo primario quello di impedire che le opere di arte balinese tradizionale finissero tutte all’estero, comprate a poco prezzo da collezionisti senza scrupoli.

Lo stesso Bonnet dipinse danze Gambuh, quadri fiabeschi ed onirici, mitologie, narrazioni straordinarie, intense ed evocative.

Osservo un’opera di uno degli allievi del pittore olandese.

Il quadro racconta una favola, tratta dal testo mistico del Tantri Kamandaka¹, che narra di una scimmia vanitosa, il cui più grande desiderio era diventare una bella ragazza.

La scimmia un giorno chiese al Dio Indra di compiere un sortilegio per accontentare la sua ambizione.
Il Dio Indra, spesso molto paziente e benevolo con tutti, acconsentì e suggerì alla scimmia di bagnarsi in una grande pozza d’acqua, in modo da far avvenire la trasformazione.

Lei immediatamente si tuffò nello stagno e fuoriuscì proprio con le sembianze di un’avvenente fanciulla.

Qualche giorno dopo però la scimmia, passeggiando per l’isola, poiché aveva ammirato la bellezza sorprendente delle altre ragazze di Bali, insoddisfatta, decise di entrare nuovamente nella pozza, sperando di migliorare ulteriormente il suo aspetto, con un nuovo bagno magico.

Il Dio Indra, adirato, per punire la sua vanità e la sua insaziabile brama, la trasformò nuovamente in una scimmia ancor più brutta.

 

 

 

 

 

Oltre ad una notevole capacità narrativa, l’opera possiede una grafica incredibile: tutte le scene sono dipinte in un’unica sequenza, da sinistra a destra, sulla stessa tavola, come un moderno fumetto.

Non esiste mai uno spazio vuoto in queste rappresentazioni: è tutto strapieno di dettagli e particolari.
Questa è la caratteristica che maggiormente si coglie nello stile pittorico balinese, espressione dell’isola stessa. La Natura qui è colma di vita all’inverosimile in ogni anfratto, rigogliosa come la foresta più impenetrabile, copiosa come la pioggia di un monsone, ricca come molecole di ossigeno dell’aria più pura del Pianeta.
Ora chiudi gli occhi per un istante, fai tre passi indietro e poi riaprili: guardando il quadro da una certa distanza, prova ad assorbirne la pienezza dei colori, poi avvicinati per afferrarne i dettagli.  Ecco, ci sono particolari che prima non potevi vedere, c’è una trama, una narrazione. Bali è proprio questo: all’apparenza restituisce una certa immagine, che potrebbe anche risultare scontata, ma se osservi più da vicino, con tutto il tempo necessario, è come un Palazzo della Pittura pieno di opere: trabocca di meraviglia e di storie da raccontare.

Ivo Stelluti

¹Libro mistico che contiene fiabe, aneddoti e leggende della tradizione culturale balinese