Discrete e avvolte dal silenzio, le alte mura di pietre e sassi delle abitazioni di Ameno, paiono racchiudere la storia dell'antico borgo. Il susseguirsi di ampi portoni in legno ci porta a quello oltre il quale si trova lo studio di Angelo Molinari.
Varcata la soglia appare un ampio spazio chiuso su due lati da abitazioni dove ballatoi in legno sembrano dire che il tempo si è fermato, mentre nel lato sinistro, su più piani vi sono gli spazi dove opera Molinari. Appaiono successioni di tele messe di taglio, altre in vista, appena terminate, altre ancora sovrapposte e una sorprendente fila di pennelli di grandi dimensioni appesi gli uni accanto agli altri.
In questo luogo di quiete e creatività dove non si odono rombi di aerei, motori in costante accelerazione, squilli di cellulari o becero vociare ha inizio la nostra conversazione.
Lei non opera, con il colore, esclusivamente sulla tela, ma anche su altri supporti.
"Ho iniziato come scultore, frequentando l'istituto d'arte a Venezia nella sezione scultura, di conseguenza ho fatto cinque anni di scultura accademica, la scultura, non dico che mi è rimasta nel sangue, ma è una ambizione. Poi sono seguiti anni dove la scultura non veniva più menzionata, ma c'era solo l'arte concettuale, quindi la scelta di frequentare la sezione di pittura, da li il mio percorso mi ha portato a questo tipo di pittura" Indicando tele di grandi dimensioni percorse da ampi passaggi di policromia gestuale "Però ogni tanto il tentativo di rendere volumetriche le superfici piane mi interessa ancora, lavoro sia su cartone che su metallo e ultimamente ci sto provando con maggiore insistenza".
Nei suoi lavori emerge la preminenza del gesto.
"Il gesto è la parte essenziale della mia pittura, è un gesto meditato, di tipo orientale, anche se la mia pittura non è orientale, cerco uno sfondamento che è decisamente di stampo occidentale con una profondità che fa parte della nostra cultura, mentre il significato del gesto rimane orientale perché non è un gesto violento, è un gesto meditato, premeditato. E' un modo per interagire con il proprio fisico; per fare una particolare pennellata, è necessario avere benessere fisico e un certo tipo di concentrazione, ed allora il gesto diventa unico e irripetibile. Uso diversi tipi di gesto, dalla spatolata veloce quasi rabbiosa, alla pennellata piatta, fino all'ultimo passaggio: la pennellata che da senso al dipinto, in quanto è molto premeditata".

La domanda forse è banale, ho letto che lei ha studiato a Venezia e a Urbino, perché non a Brera ?

"Perché sono andato via da casa da piccolo, avevo 14 anni e avevo deciso di studiare arte, ma mia madre non poteva mantenermi. Prima di andare a Venezia ho fatto la mia prima stagione alberghiera e con i soldi guadagnati come aiuto cuoco, allora si poteva fare il libretto di lavoro a 14 anni dopo le medie, mi sono mantenuto all'Accademia. E così è stato per tutto il periodo degli studi. Mia madre non poteva darmi veramente nulla, ma io avevo intuito che rimanere significava tarparmi le ali e visto che mi chiamo Angelo…" Dice sorridendo "Poi incoscienza per incoscienza, Venezia mi attirava, anche se la prima sera non sapevo dove andare a dormire, ho poi trovato ospitalità e sono rimasto fino alla fine degli studi. La prima difficoltà l'ho però avuta alla stazione di Orta, quando il bigliettaio mi ha chiesto : Venezia Mestre o Venezia Santa Lucia? L'ho guardato e gli ho risposto: quella più in la".

Poi però è tornato.

"Dopo molti anni sono tornato, dopo avere fatto l'Accademia a Urbino, sono stato a Genova, a Milano, ho abitato nelle Marche, poi Intra alla fine sono tornato, un po' il richiamo delle radici e perché alla fine avere un pezzo di casa può servire".
L'incontro con Hsiao Chin ?
"L'incontro con Hsiao Chin è stato all'inizio un incontro fittizio. La pittura l'ho imparata in Cina e in Giappone. Hsiao Chin non mi ha insegnato queste tecniche. Ma la prima persona che Hsiao Chin ha incontrato arrivando all'Accademia Urbino sono stato io, perché era arrivato di sera e allora Marchegiani che era il Rettore mi ha pregato: fai un minimo di accoglienza altrimenti questo si perde. L'ho conosciuto più avanti a Milano, siamo diventati amici e da quel momento ho iniziato a guardare alla sua pittura con profondo interesse, ma al momento della mia formazione facevo altre cose, facevo arte informale".
Il suo legame con la Galleria Spriano di Omegna è stato ed è intenso.
"Purtroppo era l'unica vera Galleria nell'allora lunga provincia di Novara. Spriano faceva scelte precise, come l'astrattismo, che ha portato avanti per tutta la vita. Era una grande Galleria anche se di numeri bassi, il suo principio era quello di rimanere fedele alla linea che si era imposto, al di la delle opportunità di vendita. Anche adesso, nonostante la mole di lavoro si sia ridotta a causa dell'età".
Lei non è solo pittore, spazia in ambiti come la fotografia, la scrittura l'editoria.
"Mi piaceva e mi piace molto la fotografia, ho avuto come maestro Massimo Dolcini, che era un grafico fotografo molto bravo di Pesaro, ancora adesso fotografo, ma non mi ritengo tale"
L'editoria?
"L'editoria è coincisa con il mio ritorno, sono diventato amico di Walter Zerla, fondatore della casa editrice Oca Blu di Omegna e ho iniziato a scrivere dei nostri luoghi e ho pubblicato più di 10 saggi, ho inoltre curato l'edizione,a mio avviso impareggiabile" Afferma sorridendo di nuovo " Del Romanico e del Barocco sul Cusio, argomenti sui quali non esistono testi in merito".
Dove la porteranno questi ultimi lavori, dove la tendenza è arrivare quasi alla monocromia ?
"Non lo so… mi piace dipingere…quando ho finito un quadro sono arrivato, comincio a essere anziano" Dice divertito "Quindi tutto il resto non ha importanza, la cosa che vale è dipingere.

Angelo Molinari è nato ad Ameno (NO) nel 1956 dove tuttora vive e lavora.
Ha compiuto gli studi artistici presso L'istituto Statale d'Arte di Venezia e all'Accademia di Belle Arti di Urbino.
Nel 1986 si reca in Cina e successivamente in Giappone dove impara le tecniche della pittura orientale.
La sua versatilità, lo porta a una lunga collaborazione con la casa editrice Oca Blu di Omegna e con il fotografo Walter Zerla, con loro cura le edizioni di alcuni volumi d'arte.
Nel 1990 espone alla Galleria Spriano di Omegna, è l'inizio di una lunga collaborazione e amicizia che dura tutt'oggi.
Numerose le personali e collettive in Italia e all'estero.
Molinari inoltre realizza pezzi unici in vetro fusione nello studio Casarini di Savona e nel laboratorio di Paolo Piscia a Feriolo.
Dal 2000 decora ceramiche nel laboratorio San Giorgio di Albisola Mare.