Giovanni Zappalà e la sua «Ora Nona»

Incominciamo la settimana santa con Giovanni Zappalà, poeta in bilico tra ermetismo e stilnovismo, che non disdegna il tema sacro. Lo ha affrontato in un componimento ricco di pathos, più che mai adatto al periodo pasquale: «Ora Nona»

ORA NONA

L’avevi appena urlato
“Elì, Elì, lemà sabactanì?”
che le ginocchia non ressero più il peso
e a morsa Ti si strinse il petto
in quell’ultimo grido
disperato.
E piegasti il capo
tra le braccia larghe, tese,
delle corde prigioniere
e dei chiodi
che col sangue
legno e carni univa.
“Elì, Elì, lemà sabactanì”
continuasti a gridare muto,
la lingua gonfia,
arida la bocca,
la sete grande come il mare,
impazziti i battiti del cuore.
Poi le immagini sfuocate
disperate di Tua Madre,
le immagini sdoppiate,
i dolori alle mani, ai piedi e al petto,
atroci,
il girar dell’orizzonte,
lo svanire delle voci,
il capo invaso di domande,
dentro gli occhi luci di baleni
e infine il buio.
“Elì, Elì,…
tutto è compiuto”.
E il cuore si fermò,
ma non l’Amore.