E’ aperta dal 4 al al 18 Aprile presso l’Ordine degli Architetti di Varese la mostra Arch + Art che presenta le opere di due architetti e artisti, Luisa Garzonio, con “Voltographie” e Stefano Canziani, con “ET…ET Realismo Onirico”.

Se le cartografie sono identificative delle città, i volti lo sono dell’uomo, così la città si personifica”

Luisa Garzonio è prima pittrice e poi architetto. Inizia l’attività espositiva negli anni novanta e dal 1996 fa parte dell’Associazione Liberi Artisti della provincia di Varese. Nel 2012 espone presso l’Urban Center di Milano, Volti e città, e presso gli spazi della Libreria Bocca.  Realizza opere dove i volti sono sovrapposti a cartografie della città. Oggi, dopo un’intensa attività di ritrattista, la ricerca è orientata verso forme più libere, in cui il volto coesiste con il senso dinamico del gesto. La struttura è sempre fondamentale nell’immagine e dietro un’apparente libertà si cela un attento lavoro di misure e di costruzione.

“Vedo un viso e vorrei mettergli dentro un palazzo!” (Luisa Garzonio)                                                                  

La città diventa quindi un volto nelle opere della Garzonio, i visi una personificazione della realtà. Il mio maestro, spiega l’artista, è l’architetto Moretti, che mi ha infuso la passione per le opere impossibili, dicendomi 

– A furia di disegnarle, le cose accadono –

 

Luisa Garzonio opera nel suo studio di Corgeno di Vergiate ed è architetto presso il Comune di Milano.

 

 

La ricerca artistica di Stefano Canziani, trentenne, si concentra sulle relazioni tra architettura e libere impressioni attraverso lo strumento del fotomontaggio. Edifici reali, soprattutto della città di Milano, sono decontestualizzati e immersi in un’atmosfera onirica e surreale.  Diversi i temi affrontati nelle sue opere: tendenze architettoniche, rappresentazioni critiche, tematiche ambientali e visioni ironiche. Alcuni simboli dello skyline milanese ritornano frequentemente, come la Torre Velasca, completata nel 1957, il Duomo, la Torre Unicredit.

La riflessione sulle forme in rapporto con l’immaginario e la dimensione onirica pervade l’opera di Canziani, ispirato da una bellissima riflessione di Calvino:

L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose [..] Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso [..] come veramente sia sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l’uomo esce dalla città senza averlo saputo. Fuori s’estende la terra vuota fino all’orizzonte, s’apre il cielo dove corrono le nuvole. Nella forma che il caso e il vento danno alle nuvole l’uomo è già intento a riconoscere figure: un veliero, una mano, un elefante.” (Italo Calvino, Le città invisibili)

Stefano Canziani, classe 1988, si è laureato nel 2013 con Angelo Torricelli.  Ha collaborato con lo studio Monestiroli, fa parte del team Alhadeff Architects con sede a Milano e Londra ed è assistente del laboratorio di Composizione Architettonica del Politecnico di Milano. Nel 2016 ha esposto al “Fuori Salone” a Milano e ha vinto un concorso promosso da Edison con il progetto Grafriend, diventato poi un cortometraggio realizzato con i registi Gabriele Mainetti e Andrea Segre.

 

Alessia Zaccari

 

La mostra è visitabile fino al 18 Aprile 

presso l’Ordine degli Architetti di Varese,

via Gradisca 4, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.

Tel 0332 812601