Comabbio – I volti e le cattedrali interpretati da Luisa Garzonio nella personale in apertura dal 26 settembre al 4 ottobre alla Sala Lucio Fontana. Al centro della mostra curata da Massimo Cassani due temi che nella ricerca dell’artista entrano in dialogo fino a fondersi.
I volti e le cattedrali. Due soggetti apparentemente lontani, ma accomunati dalla capacità di custodire uno spazio interiore, di suggerire una soglia oltre la superficie visibile. Nelle opere di Garzonio l’architettura diventa così presenza umana e il volto, a sua volta, si trasforma in spazio.
Le architetture sacre emergono attraverso pennellate vigorose, verticali e materiche, accostate a trasparenze più delicate. Le facciate non appaiono come strutture immobili, ma come forme in movimento, attraversate dalla luce e dal colore. La pittura suggerisce aperture, fenditure, passaggi: oltre la superficie dell’architettura sembra esistere uno spazio ulteriore, appena percepibile.
È proprio da questa dimensione sospesa che affiorano i volti. Sono presenze di persone care all’artista, figure che compaiono senza interrompere il carattere contemplativo delle composizioni. Non cercano il confronto diretto con lo spettatore, ma sembrano raccolte in una dimensione intima e lontana, come immagini appartenenti alla memoria.
Il dialogo tra i due soggetti diventa così il nucleo poetico della mostra: la cattedrale come luogo dell’interiorità e il volto come architettura della memoria. In questo passaggio continuo, l’immagine non si limita a rappresentare, ma costruisce uno spazio mentale nel quale presenze umane e forme architettoniche finiscono per appartenere allo stesso paesaggio.
La ricerca cromatica di Garzonio accentua questa sensazione. I colori, spesso intensi e luminosi, organizzano la superficie secondo un forte senso del verticalismo, mentre le pennellate sembrano aprire e richiudere continuamente la composizione. Il risultato è una pittura nella quale materia, luce e figura convivono in equilibrio, lasciando emergere gradualmente ciò che inizialmente appare nascosto.
A contribuire alla costruzione di questo immaginario è anche la musica di Johann Sebastian Bach, che ha accompagnato l’elaborazione delle opere e sembra trovare una corrispondenza nella struttura verticale e ritmica delle composizioni.
La mostra che sarà inaugurata il 26 settembre alle 18, proseguirà sino al 4 ottobre. Orari: sabato e domenica, 10–12.30 e 16–18.30. Catalogo a cura di Massimo Cassani con presentazione di Maria Antonietta Crippa.









