Milano – A sette anni dall’ultima esposizione BUILDING GALLERY dedica a Vincenzo Castella (Napoli, 1952) la mostra “Timeless Archaeology”, a cura di Marco Scotini.
Distribuita sui tre piani espositivi, la personale riunisce per la prima volta un nucleo organico di circa sessanta fotografie di grande e medio formato, molte delle quali inedite, offrendo un’ampia rilettura di oltre quarant’anni di ricerca dedicata al paesaggio industriale e alle trasformazioni del territorio.
Tra i protagonisti della fotografia italiana contemporanea, Castella si afferma sulla scena internazionale negli anni Ottanta, anche grazie alla storica mostra Viaggio in Italia del 1984, che segna una svolta nel modo di guardare il paesaggio. Da allora il suo lavoro si sviluppa come una continua indagine sul rapporto tra spazio, memoria e mutamento, attraversando città, architetture industriali e, più recentemente, paesaggi naturali.
Fulcro dell’esposizione è la lunga ricerca dedicata ai grandi impianti produttivi italiani ed europei. Dall’ILVA di Taranto all’Italsider di Napoli, dagli stabilimenti Ansaldo e Breda fino alle serie realizzate in Germania, le fotografie documentano un patrimonio industriale colto nel momento della sua trasformazione, quando il modello fordista lascia progressivamente spazio a nuove forme di produzione. Più che testimonianze storiche, le immagini restituiscono la complessità di luoghi sospesi tra presenza e abbandono, nei quali il tempo sembra essersi cristallizzato.
È proprio questa dimensione a suggerire il titolo “Timeless Archaeology”. L’archeologia evocata dalla mostra non riguarda infatti un passato remoto, ma un presente che appare già come reperto. Le strutture industriali fotografate da Castella conservano la forza della loro monumentalità pur mostrando i segni del cambiamento economico e sociale, trasformandosi in una memoria ancora viva. In questo senso la fotografia diventa uno strumento di conoscenza più che di interpretazione: uno sguardo rigoroso, privo di enfasi narrativa, capace di lasciare emergere la complessità del reale.
Il percorso espositivo mette inoltre in evidenza alcuni aspetti centrali della poetica dell’artista: l’uso consapevole del colore, l’attenzione quasi analitica al dettaglio e una costruzione dell’immagine che invita l’osservatore a sostare, più che a cercare una narrazione. Emblematica è la serie realizzata a Bühl, in Germania, nella quale un solo secondo di ripresa viene scomposto in ventiquattro fotogrammi. Un lavoro che riflette sul tempo della fotografia e sulla capacità dell’immagine di rendere visibile ciò che normalmente sfugge allo sguardo.
Con questa ampia personale BUILDING GALLERY restituisce una lettura complessiva del lavoro di Vincenzo Castella, evidenziando la coerenza di una ricerca che ha saputo ridefinire il linguaggio della fotografia di paesaggio, trasformando l’industria e i suoi luoghi in una riflessione sul tempo, sulla memoria e sul destino del territorio contemporaneo.
La mostra prosegue sino al 3 ottobre da martedì a sabato, 10-19. La galleria sarà chiusa al pubblico per la pausa estiva dal 26 luglio al 31 agosto. (ph.-Edoardo-Bonacina)









