ArteVarese
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08-03-2017

Sacro Monte e Baroffio, giallo museale

Che succede al Sacro Monte? Le improvvise dimissioni della conservatrice Laura Marazzi, piovono come una doccia gelata su un sistema museale che ha appena optato per la regia unica. Tra commenti, indiscrezioni e molti silenzi, cerchiamo di ricostruire le ultime novità...  / VIDEO


Tensioni culturali scuotono il Sacro Monte. Il Conservatore del Museo Baroffio e del Santuario, Laura Marazzi, ha rassegnato le dimissioni. La decisione, improvvisa, è stata annunciata con un post su Facebook, pubblicato sulla pagina del museo, la mattina di domenica 4 marzo: "Oggi riapre il Museo con nuovi orari, nuova bigliettazione, nuovo personale d'accoglienza. Il conservatore del Museo, dott.ssa Laura Marazzi, ha lasciato il suo incarico, con la serenità di chi consegna un museo florido d'idee e di programmi per il futuro, dopo un 2016 da record. Anche i volontari VAMI, che insieme a lei hanno animato con passione e competenza la vita culturale del Museo, hanno ritenuto esaurito il loro ruolo. Grazie a tutti i bambini dal cui desiderio di sapere e di creatività abbiamo imparato tanto. Grazie a tutti coloro che negli ultimi 15 anni hanno collaborato alla meravigliosa avventura della rinascita del Museo, dopo il restauro voluto da Mons. Macchi. A loro chiediamo di continuare a sostenere questo scrigno, tenacemente aggrappato al suo Santuario, perché continui a nutrire occhi, mente, cuore".

Il passo indietro di Laura Marazzi, avviene in punta di piedi: senza clamore, senza dichiarazioni roboanti, con quella riservatezza che l'ha sempre contraddistinta. Anima del museo, non ha mai ostentato nulla, preferendo un silenzio fatto di appassionato studio e divulgazione, al clamore e alla pubblicità da prima pagina. Su questa linea, per quindici anni ha diretto con mano sicura lo scrigno dei tesori artistici in cima al Sacro Monte di Varese. Ha curato l'organizzazione del museo dopo i restauri e indirizzato lo sviluppo culturale verso un pubblico sempre più ampio e variegato, in particolare quello infantile. I risultati raggiunti durante questa gestione attenta e intelligente parlano da soli: l'anno scorso il museo ha toccato numeri da record, registrando 6.605 visitatori e 1500 bambini per i laboratori didattici.

Per molti di noi, questa notizia è stata un fulmine a ciel sereno, e non sono mancati i messaggi di stima verso il lavoro svolto da Laura Marazzi. "Sono dispiaciutissima - commenta Carla Tocchetti, presidente di Beautiful Varese - Una persona di grande valore, punto di riferimento riconosciuto da quindici anni, capace di aggregare una rete di volontari competenti e appassionati, che lasciano l'incarico insieme a lei. A tutti loro deve andare il ringraziamento della città".
"Il Sacro Monte perde una sua punta di diamante. Non ci posso credere, la dott.ssa Marazzi era troppo affezionata al suo lavoro presso "il Baroffio" svolto con alta professionalità e passione. Che sta succedendo?" si domanda Ambrogina Zanzi, presidente degli Amici del Sacro Monte di Varese.

Domanda spontanea e da molti condivisa, su cui, per il momento, le risposte latitano
. Ma sarebbe ingenuo non vedere un rapporto di casualità tra il passo indietro del Conservaotre e il recentissimo lancio del Polo Museale del Sacro Monte, che prevedere un'unica cabina regia di Pogliaghi, Baroffio, Cripta e centro espositivo. Novità non da poco, vista la geografia culturale della vetta sacra.

Il Baroffio, lo ricordiamo, è di proprietà della parrocchia di Santa Maria del Monte che lo gestisce in accordo con la Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese. Conclusi i lavori della Cripta del Santuario, nell'autunno 2015, la Parrocchia aveva affidato proprio alla dottoressa Marazzi la direzione e curatela degli ambienti, mentre per la gestione delle visite e del personale di sorveglianza si era rivolta ad Archeologistics snc, società che offre servizi e prodotti per i beni culturali e i musei, già impegnata al Sacro Monte in Casa Pogliaghi e nel Centro Espositivo Pasquale Macchi.

Proprio per questo il passo indietro del Conservatore somiglia a un proverbiale "gran rifiuto" di fronte al nuovo corso. Al momento in ogni caso, le bocche restano cucite e le poche dichiarazioni raccolte tengono, più che altro, a evitare preoccupazioni.

La Parrocchia ringrazia Laura Marazzi e prende atto, a malincuore, delle sue improvvise dimissioni, precisando di non aver mai messo in discussione il suo ruolo di Conservatore. Resta il fatto che la svolta c'è stata e che, al momento, il Museo Baroffio, che dal 2011 vanta ufficialmente uno status regionale, rimane orfano di una figura fondamentale. I vertici parrocchiali non hanno dubbi: "Quel posto non resterà a lungo vacante". Parole che rassicurano. Ma non spiegano.

*** AGGIORNAMENTO***

"Da qualche tempo lavoravo in affanno, non avendo più chiari, come prima, gli obiettivi di Parrocchia e Fondazione Paolo VI ". Inizia così, facendo cadere la "maschera della sorpresa", la lunga lettera di Laura Marazzi alla nostra Redazione. A pochi giorni dalle sue dimissioni dai vertici del museo Baroffio, il conservatore ci scrive le proprie ragioni, a scanso di equivoci e pettegolezzi. "Per chi mi è vicino la mia decisione non è stata un fulmine a ciel sereno. E così pure per i miei "capi" non è stata una sorpresa".

Che ci fosse un forte disagio da parte di Marazzi era dunque cosa dichiarata e risaputa. Ma quale è stato il motivo che l'ha portata alle dimissioni?

"So che il mio passo indietro, a ridosso del varo del "polo museale", potrebbe sembrare sembrare un gesto di reazione, ma non è così. Ho comunicato a Parrocchia e Fondazione alcune perplessità ma mi sono resa conto di non aver più la possibilità di incidere sull'organizzazione culturale del Museo: le ultime decisioni sono state prese prescindendo dal mio ruolo di conservatore, cosa che non era mai successa. Ho capito di non essere più al servizio di un ideale, ma di logiche che mi superavano".

Marazzi quindi va a fondo della questione, e spiega: "Ho avanzato proposte che non sono state accolte: l'ultima è stata di mantenere la gestione interna dei percorsi didattici, condotti da me e dai volontari: offerta sempre apprezzata per qualità e varietà, oltretutto priva di costi (perchè attuata con i volontari, tutte persone di grande cultura e con tanta esperienza)".

Inversioni di marcia che non hanno più permesso a Marazzi di portare avanti serenamente il suo compito: "Cambiare la politica di bigliettazione, al rialzo, e mettere a pagamento ogni servizio è un grosso cambiamento di politica culturale. Ho chiesto maggiori riflessioni a Parrocchia e Fondazione su questo punto, ma nessun ultimatum. Ho fatto domande che non hanno avuto risposte, per cui ho capito che ci sono ragioni a me superiori per le quali si è deciso di cambiare".

Motivazioni economiche, probabilmente, nonostante il trend fosse in crescita: "Mi è stato spesso fatto notare che il museo incassava meno rispetto a quanto costava: preoccupazione legittima, ma un museo non è un supermercato, i suoi scopi sono diversi. Certo non mi ha fatto piacere che venisse azzerato lo staff precedente: eravamo una squadra affiatata ed efficiente, come dimostrano i tanti commenti positivi. Ma la Fondazione afferma che in questo modo risparmierà... desiderio legittimo".

C'è inoltre chi le ha rimproverato l' assenza durante i fine settimana, ma Marazzi ribatte: "Spesso ho tenuto conferenze o ho svolto attività nel fine settimana. Non ero la bigliettaia, per cui non era indispensabile che fossi presente ogni ora d'apertura. Infatti in generale il contratto da conservatore (oltretutto ero part-time) prevede lavoro in settimana. Può aver pensato così solo chi è ignorante e confonde il conservatore con la figura del custode. Comunque non è mai stato preteso ufficialmente che ci fossi anche nel weekend. Quando sono stata presente di sabato o domenica l'ho fatto di mia volontà".

Tutto risolto, dunque? Probabilmente no, perché rimangono aperti gli scenari del dopo-Marazzi e nuovi colpi di scena potrebbero scuotere ancora il sacro Monte, soprattutto riguardo la gestione del polo museale che, come ci spiega lei, "per definirsi tale non può basarsi semplicemente sul fatto che chi apre le sedi è la stessa società di servizi. Non mi è stato chiesto di essere "conservatore del polo". Ma magari ora lo istituiranno, chissà".



Matteo Bollini



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