La Galleria Mosaico di Chiasso presenta al pubblico una retrospettiva dedicata all'artista svizzero Rolf Meyer (Basilea 1913 – Besazio 1990), uno tra i più interessanti pittori del panorama elvetico del Novecento. La mostra, a cura di Barbara Paltenghi Malacrida, intende proporre una visione complessiva ma al contempo specifica dell'evoluzione stilistica di Meyer attraverso un'attenta selezione delle opere più significative appartenenti alla collezione privata della famiglia, all'interno di quell'iconografia che più di tutte Meyer approfondì fino a trasformarla in spazio d'indagine prediletto di un sentire preciso e puntuale: la natura morta.

L'esposizione conta una quarantina di lavori (30 opere su tela e un nucleo di 12 acquerelli di cui molti mai presentati in precedenza) e costituisce dunque un punto di vista estremamente importante nell'interpretazione dell'arte meyeriana, ancora oggi in attesa di specifici studi e approfondimenti che ne possano valorizzare al meglio la straordinaria portata all'interno dello scenario della pittura ticinese e svizzera in generale.

Fin dagli inizi Rolf Meyer si dedicò alla natura morta: inizialmente come terreno fertile per lo studio dei rapporti luce/ombra e campo perfetto di osservazione intima e lontana da influssi esterni. Durante la permanenza a Roma nel 1948 nascono le prime opere ibride: elementi quali bicchieri di vetro, ceramiche e frutta inseriti nel primo piano di dipinti d'ispirazione paesaggistico-architettonica. Ma è soprattutto negli anni del successivo soggiorno a Firenze (un capitolo fondamentale per la sua crescita artistica, protrattosi dalla fine degli anni Quaranta alla metà degli anni Sessanta) che la natura morta assume un ruolo preponderante all'interno del suo procedere: gli oggetti, nella loro perfetta staticità e protagonisti di sempre nuovi accostamenti, gli consentono infatti di avviare una fase sostanziale di sperimentazione a livello formale, strutturale e cromatico.

Le influenze dell'arte italiana antica e a lui contemporanea si traducono in una purezza tecnica e tonale fatta di pennellate uniformi, armonia compositiva, allungamento delle sagome e grande attenzione alla resa luministica. Suggestioni che, nel tempo, si uniscono a quelle per un certo gusto di stampo cubista che negli anni Sessanta lo portò a realizzare una serie di opere dal forte carattere geometrico.

Negli anni successivi al trasferimento definitivo in Svizzera (nel 1966 si stabilisce a Besazio, Canton Ticino, dove resterà fino alla morte) il tema subisce nuove trasformazioni: a una stagione post-cubista e transitoria succede nei primi anni Settanta una fase più minimalista: toni scuri, contorni nitidi e concentrazione nella definizione delle sfumature cromatiche.

Anche le dimensioni delle tele subiscono sensibili variazioni attinenti al significato della rappresentazione: negli anni Ottanta piccoli dipinti dal soggetto rigoroso lasciano il posto agli ultimi grandi lavori, il riassunto di un intero percorso: forme dilatate, forti contrasti chiaroscurali, sostanza materica opaca e ombrosa quale sintomo dell'ineluttabilità di un'esistenza che stava giungendo alla sua conclusione.

Info.

Fino al 25 aprile 2015
Orari: martedì – sabato 15.00 – 18.00 e su appuntamento
Domenica, lunedì e festivi chiuso
Galleria Mosaico, via E. Bossi 32 – Chiasso