Magenta – Al via la prima Biennale del Colore che dal 9 al 25 ottobre trasforma la città in un laboratorio diffuso di arte, percezione e partecipazione. Al centro, un colore che è già nel nome del luogo e che diventa il punto di partenza per interrogarsi sul modo in cui guardiamo il mondo.

Ed è da questa singolare coincidenza, insieme geografica, linguistica e cromatica, che prende avvio la prima edizione della Biennale del Colore. Il progetto nasce con una vocazione interdisciplinare: arte contemporanea, design, musica, architettura, educazione, fotografia, divulgazione e partecipazione civile confluiranno in un programma diffuso che coinvolgerà Magenta e, in parte, Milano.

Siamo abituati a pensare al colore come a qualcosa di immediatamente visibile. Una superficie rossa, una parete blu, una tela attraversata dal giallo. Ma il colore non è mai soltanto superficie. È percezione, memoria, associazione, cultura. Cambia a seconda della luce, del contesto e di chi guarda. Può suggerire vicinanza o distanza, energia o quiete, appartenenza o estraneità. È uno degli strumenti attraverso i quali costruiamo la nostra esperienza del mondo.

È proprio la percezione il tema scelto per la prima edizione della Biennale. Una scelta che permette di guardare al colore da una prospettiva ampia, evitando di confinarlo alla sola pittura. La sua presenza attraversa infatti ogni aspetto della contemporaneità: dal progetto degli spazi urbani alla moda, dal design alla comunicazione, dalla tecnologia alle arti visive.

La rassegna non si presenta come una manifestazione concentrata in un unico spazio espositivo, ma come un percorso che attraversa la città. Mostre, installazioni, performance, laboratori e interventi urbani occuperanno luoghi pubblici e privati, monumenti e spazi quotidiani.

Una piazza può diventare uno spazio espositivo. Un edificio può trasformarsi in una scenografia. Un campo da basket può assumere una nuova identità attraverso un intervento cromatico. La città stessa può essere letta come una superficie sulla quale intervenire.

Il progetto di colorazione del campetto da basket SAFFA di Pontenuovo, realizzato dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Luigi Einaudi – Leonardo da Vinci”, rappresenta bene questa filosofia. L’intervento mette in relazione arte, giovani e spazio pubblico, trasformando un luogo della quotidianità in un’esperienza condivisa.

Al centro della manifestazione sarà il Magenta International Art Prize, prima edizione di un premio dedicato alla ricerca contemporanea. Venti artisti saranno chiamati a confrontarsi con il magenta, utilizzandolo come elemento espressivo all’interno delle proprie ricerche. La sfida non consiste semplicemente nell’inserire una determinata tonalità all’interno di un’opera. Più interessante è chiedersi cosa possa diventare un colore quando viene assunto come vincolo creativo. Può essere protagonista o dettaglio, materia o simbolo, elemento di armonia o di contrasto. Può dialogare con altri colori oppure imporsi come presenza assoluta.

Le opere saranno presentate negli spazi dell’ex Banca Popolare di Novara, in Galleria dei Portici, trasformati per l’occasione nella “Color Gallery”, uno dei luoghi centrali della Biennale.

La selezione è affidata ai curatori Manuel Zoia e Giovanni Cestari, mentre la giuria riunisce competenze diverse del panorama culturale: Piero Addis, P. Andrea Dall’Asta, Elisabetta Roncati, Giovanni Sesia ed Emma Zanella. Il premio assume inoltre una dimensione che va oltre la durata della manifestazione. Le tre opere vincitrici saranno infatti acquisite per un valore complessivo di 10.000 euro, con l’obiettivo di costituire il primo nucleo di una futura collezione civica.

È forse questo uno degli elementi più ambiziosi del progetto: trasformare l’evento temporaneo in una memoria permanente. Se la Biennale riuscirà a crescere nel tempo, le opere acquisite potranno diventare testimonianze delle diverse interpretazioni del colore e, insieme, tasselli di una possibile identità culturale della città.

Accanto alle arti visive, la Biennale propone incontri e conversazioni attraverso il programma dei Color Talks, riprendendo l’esperienza del festival “COLORA!” del 2024.

Il principio è quello di mettere in relazione il colore con discipline e questioni apparentemente lontane. Tra gli ospiti figurano Mario Bisson, Massimo Caiazzo, Fortunato D’Amico, Luigi Giordano, Paolo Griffa, Gianni Maimeri, Luca Missoni, Silvia Pisano, Michelangelo Pistoletto, Pierangelo Russo, Emanuele Torreggiani e Laura Urbinati.

La presenza di personalità provenienti da mondi differenti conferma la volontà di costruire una vera grammatica interdisciplinare del colore. Perché parlare di colore significa parlare anche di spazio, corpo, memoria, moda, design, industria, comunicazione e società. Il colore, in definitiva, è un linguaggio prima ancora di essere una tecnica.

Tra gli appuntamenti previsti figura un convegno scientifico dedicato alla costruzione di un percorso partecipativo verso il futuro Museo Internazionale del Colore di Magenta. L’idea di un museo interamente dedicato al colore apre scenari particolarmente interessanti. Un progetto di questo tipo potrebbe mettere in dialogo storia dell’arte, scienza della percezione, design, tecnologia e cultura materiale. Un museo potrebbe quindi diventare non soltanto un luogo per conservare opere, ma uno spazio nel quale comprendere come l’umanità abbia utilizzato e interpretato il colore nel corso del tempo.

Una particolare attenzione è riservata alle nuove generazioni attraverso la Biennale Young, che coinvolgerà oltre 4.000 studenti, scuole, associazioni e giovani provenienti da diversi Paesi europei. Non è necessario possedere una conoscenza specialistica dell’arte contemporanea per parlare di un colore. È sufficiente averlo visto, vissuto, associato a un ricordo. Questa immediatezza rende il tema particolarmente adatto alla dimensione educativa.

La partecipazione di giovani provenienti dalla città francese di Magenta, gemellata con quella lombarda, introduce inoltre una dimensione europea che arricchisce il progetto. Due città accomunate dallo stesso nome diventano parte di un racconto culturale nel quale il colore può funzionare come elemento di riconoscimento e, contemporaneamente, come strumento di dialogo.

La Biennale punta su una cultura partecipata, coinvolgendo studenti, associazioni e cittadini e portando l’arte negli spazi quotidiani. Anche il logo nasce da un contest curato da Creative-Farm, che ha donato il progetto alla manifestazione.

La vera scommessa della Biennale non è soltanto celebrare il magenta, ma creare un’esperienza destinata a lasciare una traccia. Perché il colore non cambia soltanto ciò che vediamo: può cambiare il modo in cui scegliamo di vedere.

La cerimonia d’apertura della rassegna avrà luogo venerdì 9 ottobre alle 21 al teatro lirico di Magenta. Il programma completo degli appuntamenti, con tutti gli orari, i protagonisti, le sedi e le modalità di partecipazione, è disponibile sul sito ufficiale biennalecolore.it. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito.