Il dipinto, una tavola di grandi dimensioni (263×147 cm), proveniente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia è considerato il capolavoro della maturità di Pietro Vannucci detto il Perugino (Città della Pieve 1448/50 – Fontignano1523).

L’opera era parte di un polittico eseguito su commissione dei frati agostiniani nel 1502 per la chiesa di sant’Agostino a Perugia. L’esecuzione della grandiosa pala d’altare, fu complessa e lunga: più di vent’anni di impegno e alcune rifiniture, alla morte dell’artista, non erano state completate. Una struttura complessa composta da oltre trenta tavole e alta più di otto metri, poco consona alle disposizioni liturgiche previste dalla controriforma.

Infatti già nel 1654 venne smontata e divisa in due parti. Una separazione fatale nel destino dell’opera che da quel momento in poi non tornò più all’impostazione originale. Iniziò così la dispersione delle tavole: molte oggi si trovano in Francia “grazie” alle requisizioni fatte dalle truppe napoleoniche nel 1797 e più restituite. Il tondo con «San Martino di Tours» è nel patrimonio del Louvre, i «Santi Filippo e Agostino» si trovano a Tolosa, i «Santi Ercolano e Giacomo Maggiore» a Lione, i « Santi Irene e Sebastiano» a Grenoble.
Delle altre tavole una, dedicata a San Bartolomeo, si trova addirittura oltre Oceano, conservata nella città di Birmingham in Alabama. Di un’altra si ha notizia che sia a Perugia nella chiesa benedettina di San Pietro dove si trova il Cristo sorretto da Nicodemo tra la Madonna dolente e san Giovanni Evangelista. Altre tavole, addirittura, andarono perse.
Oltre all’Adorazione dei pastori, alla Pinacoteca Nazionale dell’Umbria sono rimasti gli altri scomparti con l’ Eterno benedicente, i Profeti Daniele e David, l’Arcangelo Gabriele, il Battesimo di Cristo, i Santi Gerolamo e Maria Maddalena, e dodici scomparti della predella.
Il Perugino in questa opera riprende schemi quattrocenteschi già usati in passato ma infonde nuova inventiva e grande raffinatezza, senza mai rinunciare a una lirica semplice e commossa.
L’esposizione milanese, iniziativa curata da Nadia Righi (direttrice del Museo Diocesano di Milano) e da Marco Pierini, (direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria) presenta un allestimento che suggerisce lo spazio architettonico a cui era destinata l’opera rievocando il maestoso polittico al quale apparteneva.
Lo stile di Perugino segna l’inizio di un nuovo modo di dipingere che, proprio a partire da Raffaello, il più importante tra i suoi allievi, segnerà la nascita della maniera moderna.
Accompagna la mostra un catalogo (Silvana editoriale) con testi di Mons. Luca Bressan, Rosa Giorgi, Nadia Righi e Marco Pierini. Affiancano l’esposizione incontri, laboratori e visite guidate.
Orari visitatori: ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3, da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì (eccetto festivi). Informazioni 02 89420019 info.biglietteria@museodiocesano.it
Elisabetta Farioli