La chiesa e gli affreschi del magnifico oratorio di Crosio della Valle in Provincia di Varese

Si è più volte parlato dei recenti restauri compiuti da Rossella Bernasconi e dal suo team (che da anni ormai si prende cura della mal ridotta chiesina) nel piccolo oratorio di Sant’Apollinare a Crosio della Valle. 

Ma, qual’è la storia di questo piccolo gioiello che, come tanti altri, arricchisce la provincia varesina?
La prima notizia ufficiale riguardante Crosio della Valle risale all’XI secolo, periodo in cui fu edificata proprio la piccola chiesa di Sant’Apollinare, cui fu unito nel 1199 il Chiostro delle Monache Benedettine che lì decisero di costruirvi il proprio monastero.
Dipendenti dal Capitolato di San Vittore a Varese, la leggenda narra che le monache (in tutto sei) per garantirsi la protezione del Prevosto varesino, si recassero periodicamente a Varese (a piedi!) per consegnare personalmente a costui il denaro dovuto.
La struttura della chiesa subì alcune modifiche a seguito della visita pastorale di San Carlo Borromeo: l’abside che prima era la sede del coro delle monache venne adibita a sacrestia e il corpo principale della chiesa venne allungato per permettere un maggiore flusso di fedeli durante le celebrazioni religiose.
Gli affreschi conservati

occupano principalmente le pareti del presbiterio, l’abside e la volta. Nel presbiterio una teoria di Santi a figura intera scanditi da elementi architettonici, tra i quali si riconosce Sant’Apollinare e San Carlo Borromeo; nella parete di fondo l’Orazione nell’orto; sulla volta Dio Padre e angeli con i simboli della Passione; sull’arco trionfale, come vuole la tradizione, l’Annunciazione, tutti databile alla prima metà del Seicento come suggerisce la data, 1607, individuata alla base di un peduccio.
Degno di nota è anche il personaggio affrescato nella lunetta sinistra del presbiterio. Un nobile del luogo legato al committente o alla famiglia Bossi, o il sacerdote Caifa per il suo turbante e la vicinanza ai simboli della passione?
Dopo un disastroso inervento di recupero, risalente all’Ottocento, e a seguito di un fatiscente restauro negli anni ’50 del Novecento, gli affreschi hanno riacquistato il loro antico splendore per mano della restauratrice varesina Rossella Bernasconi.
 

Giulia Lotti