carlo-giuffrè.jpgDopo La fortuna con l’effe maiuscola, Non ti pago, Le voci di dentro, Napoli milionaria e Natale in casa Cupiello, è arrivato Il Sindaco del Rione Sanità e ne sono felice. Il protagonista della commedia Antonio Barracano era riconosciuto dai meno abbienti, dai diseredati in un quartiere popolare di Napoli come loro “Sindaco” perché si era impegnato a proteggerli, a mettere pace con giustizia fra di loro senza ricorrere ai tribunali, dove, per la loro ignoranza e la loro povertà, non avendo “Santi in Paradiso”questa giustizia, forse, non l’avrebbero mai ottenuta. Era quindi il protettore, una specie di Robin Hood, toglieva ai ricchi per dare ai poveri. Anche questa volta Eduardo aveva previsto tutto; come in Napoli milionaria Gennaro Jovine dice a quelli che credono di godersi la libertà “…perché la guerra è finita è finito tutto!” “ No, voi vi sbagliate… la guerra non è finita… non è finito niente”. Lo diceva al finale del secondo atto della commedia scritta nel 1945.Oggi, dopo più di sessant’anni possiamo forse dire che la guerra è finita? No, purtroppo. E così avviene nel Sindaco del Rione Sanità: l’autore fa dire al personaggio del dottore Fabio della Ragione (sempre in polemica col protagonista) “Voi vi sbagliate, mentre vi adoperate a mettere pace con giustizia, gli ignoranti continuano ad ammazzarsi come tanti conigli, come potete pretendere di portare a termine un’impresa così sproporzionata e assurda?” Questa commedia fu scritta nel 1960 e dopo quasi cinquant’anni è forse terminata l’assurda impresa? No, purtroppo. La camorra c’era anche cinquant’anni fa, ma aveva dei dogmi, delle regole, dei principi. Non si toccavano donne e bambini, c’erano i capi quartieri come Campoluongo, il vero sindaco del Rione Sanità che ha ispirato Eduardo. Io stesso l’ho conosciuto, sembrava un aristocratico, gentile ed educato. Giravo un film a Napoli negli anni ’50 con Giacomo Rondinella e Maria Fiore, ci invitò alla Sanità per la festa del quartiere. Rondinella cantava, io recitavo qualche poesia “Se avete bisogno di qualunque cosa, fatemelo sapere” ci disse salutandoci. Qualche giorno dopo ad un attore nostro amico rubarono il borsello, lo chiamai, glielo dissi, “Dov’è successo?” “A Santa Lucia” risposi, “Non è zona mia, ma provvederò”. Dopo mezz’ora fu consegnato il borsello. E forse anche l’attore proprietario del borsello avrà detto (come dice un personaggio della commedia al I atto) “Questo è un Santo”.Eduardo descrive un personaggio che non gli assomiglia fisicamente. I settantacinque anni dell’uomo sono invidiabili, è alto di statura, sano, asciutto, la schiena inarcata gli conferisce un’andatura regale. Eduardo lo conosceva, lo riceveva in camerino al Teatro Politeama o al San Ferdinando. “Disturbo?” “Accomodatevi”, si metteva seduto sempre con la mano sul bastone. “Vulite na tazza e cafè?” “Volentieri”, poi se ne andava. E’ forse il primo dei suoi ossimori viventi (dice la Barzotti) Eduardo costruisce un eroe, proprio con l’azione dimostra di non agire, crea un idolo polemico, propone un personaggio che in buona fede fa del male, un giusto che perpetua l’ingiustizia. E’ sicuramente uno dei personaggi più complessi del suo Teatro. Di Antonio Barracano il sindaco del Rione Sanità Eduardo dice: “E’ stato il mio ruolo preferito, è uno dei personaggi più interessanti che un attore possa desiderare”. Oggi io metto in scena questa commedia, mentre Napoli vive la tragedia della criminalità, come Eduardo aveva previsto che sarebbe avvenuto. Ma Eduardo apre uno spiraglio alla speranza e fa dire, sempre a Fabio della Ragione (quando Barracano è convinto che con i suoi metodi abbiano termine le faide) “Le cose peggioreranno, usciranno i figli di don Antonio, i parenti di don Arturo, i compari, i comparielli, gli amici, i protettori e sarà una carneficina, una guerra, fino alla distruzione, però può darsi che da questa distruzione viene fuori un mondo migliore come lo sognava don Antonio meno rotondo, magari un poco più quadrato”.Questo speriamo tutti noi oggi e chissà che non si avveri, visto che Eduardo intuiva così bene gli avvenimenti futuri!Carlo Giuffré

Dal 5 al 7 febbraio il Teatro Apollonio ospita la celebre commedia napoletana, che ripropone forte e in modo più che mai attuale la tragedia della criminalità, come De Filippo in fondo aveva già previsto