Milano – Si intitola “Il senso della neve. Popoli, arte antica e sguardi contemporanei” la mostra, in apertura dal 12 febbraio al Midec, un viaggio multidisciplinare che tocca scienza, arte e antropologia.Il percorso della mostra, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani e composta da oltre 150 opere tra dipinti, installazioni e oggetti etnografici, si apre con una collezione di boules à neige e con lo studio scientifico della neve. Alle ricerche pionieristiche di Bentley e Nakaya sulla geometria dei cristalli nevosi vengono accostati i fiocchi di neve generati al computer da Barbara T. Smith nel 1972.
La sezione etnografica offre uno sguardo sulla neve nelle culture artiche (Sami, Ciukci, Inuit), antartiche (Selk’nam e Yaghan) e del terzo polo (Tibet). Nevi perenni e ghiacciai hanno ispirato miti e pratiche rituali legate allo sciamanesimo e hanno modellato la vita di queste popolazioni, influenzando oggetti e strategie di adattamento – dalle abitazioni ai trasporti e all’abbigliamento.
La mostra esplora come la neve e il ghiaccio si siano evoluti da elementi scenografici nell’arte europea, come raffigurati da artisti quali Leytens e Brueghel il Vecchio, fino a diventare soggetti centrali con significati metaforici associati alle visioni divisioniste e simboliste, come si vede nelle opere di Longoni e Maggi, fino nell’approccio naïf di Ligabue.
Nell’arte giapponese il ruolo della neve è profondamente simbolico e rimanda ai concetti di purezza, silenzio e bellezza effimera. Troviamo quest’ultima non solo nelle stampe ukiyo-e di Hiroshige e Kunisada, ma anche nell’installazione inedita di Chiharu Shiota che ha anticipato la mostra, The Moment the Snow Melts, realizzata nell’agorà del museo.
Nel Novecento ghiaccio e neve diventano materia stessa dell’opera d’arte, come nella storica performance di Judy Chicago Dry Ice Environment #1. La neve viene inoltre interpretata attraverso nuovi linguaggi e media, facendosi veicolo di riflessioni su isolamento, fragilità e questioni coloniali come nel lavoro di Pia Arke o in quello di Xu Zhen.
Nell’arte contemporanea, attraverso le opere di Shimabuku, Walter Niedermayr, Philipp Messner, Irene Kopelman, vengono affrontati i temi del cambiamento climatico e dell’overtourism. Lo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai cambia paesaggi ritenuti immutabili e pone interrogativi sul futuro degli ecosistemi e delle comunità montane e sull’impatto delle attività umane.
Nella sezione speciale allestita nelle vetrine ricurve dell’agorà trova spazio l’installazione inedita When Fox is a Thousand di Summer Mei-Ling Lee, composta da 85 veli di cotone trasparente che evocano un paesaggio innevato animato da apparizioni mitologiche in cianotipia.
L’esposizione supera i confini del museo grazie all’Ufficio Arte negli Spazi Pubblici con una grande operazione di poster art che espanderà il racconto della mostra sui muri di via Ventimiglia, nei pressi del Mudec.
Il Senso della Neve, in calendario sino al 28 giugno, sarà accompagnata da un articolato palinsesto di eventi incentrato sulle questioni climatiche e dal quarto numero monografico della rivista “MU – Mudec United”. Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì – mercoledì – venerdì – sabato e domenica 09.30 – 19.30; giovedì 09.30 – 22.30.









