Non perde tempo nel darsi alla fuga il giovane protagonista de “Il capanno del pastore” di Tim Winton, per la traduzione di Stefano Tummolini.
Stacco netto dalla famiglia, dal contesto sociale che sino a quel momento aveva fatto di lui un incolpevole capro espiatorio di colpe presunte o immaginarie.
Cresciuto in un piccolo centro della Western Australia si fa largo tra coetanei a suon di pugni, ma a sua volta è oggetto di violenze da parte del padre alcolizzato, tra le indifferenze dei vicini e del poliziotto del quartiere.
Munito di poche cose indispensabili per una limitata sopravvivenza, si allontana da casa portando con sé un fucile e una minima provvista di cibo. Si adatta a vivere in miniere d’oro abbandonate ai bordi delle sterminate saline australiane, un tempo ricovero per minatori.
Mosso dalla ricerca di cibo, il giovane scorge la presenza di una sagoma umana accanto a una capanna semidistrutta e dopo un primo contatto a distanza, scoprirà di essere di fronte a un prete irlandese confinato in quell’inferno perché a conoscenza di un raccapricciante delitto di cui è stato testimone.
Con il passare del tempo la frequentazione tra i due si farà sempre più intensa, sino a che un giorno un accadimento inaspettato sorprenderà entrambi.
Mauro Bianchini
Tim Winton-“Il capanno del pastore” – Fazi, pp. 276, Euro 18,50.









