Cavriana – Siamo nella sua città, in provincia di Mantova. Il sangue della battaglia di Solferino resta nei ricordi e nei monumenti; la terra, per fortuna, ha reagito attraverso i vigneti, che ne hanno assorbito la violenza, dando vita a un ottimo vino da sorseggiare con la giusta calma.

La stessa che ho incontrato nell’artista Elena Guardini.

Chiedere come sia cominciato il suo rapporto con tele e pennelli non è per nulla banale. Mi risponde perdendosi in un ricordo lontano, ma tuttora presente.

«Ho cominciato come terapia, a seguito di una malattia che mi ha mostrato la vita e la morte sul medesimo piatto della bilancia. Il tempo trascorso in ospedale a Bologna e il pensiero di non lasciare nulla di me mi hanno spronata a cercare un modo per farlo: ed ecco che è arrivata la pittura».

Perché dipingere e non scrivere o fare altro?

Senza pensarci risponde: «Avevo bisogno di toccare la materia. Una zia pittrice mi ha suggerito di usare questi linguaggi per tornare alla realtà della vita cosiddetta normale. Così li ho praticati entrambi».

Scrive ancora?

«Ho dei diari, ma quelli sono scrigni da contemplare di tanto in tanto; nella pittura mi è più naturale far vivere l’emozione, la mia. Dipingo in compagnia della musica… è un conduttore potente per raggiungere certi luoghi».

A questo punto, mentre assaporo il Lugana, ottimo vino, le chiedo perché abbia esitato nel mettere in esposizione a Villa Mirra, a Cavriana, l’unico quadro raffigurante un essere umano: La Donna in Rosso. (Nelle antiche sale della villa espone anche Mario Loddo, noto artista impressionista).

La risposta è decisa:
«Sono così legata a quel quadro, perché mi riconosco in quella donna, da aver temuto persino di esporlo; anche se lei, quella donna, non cadrà mai».

Le opere della Guardini sono spruzzi di natura: onde, foreste e radure in cui l’artista si ritrova.

«Mi sono sempre sentita parte di questi campi e nei miei quadri esiste un posto dove si può entrare solo se invitati».

Quali sono i suoi progetti per il futuro? So che sono le solite domande, ma l’interessante è che spesso non arrivano le solite risposte.

«Vorrei chiedere al maestro Mario Loddo se potesse mostrarmi come ottimizzare i chiari e gli scuri, come far vivere di vita ombre e luci».

Ombre e luci.

Chiedo infine quando potremo vedere la sua seconda personale al Guggenheim di New York; la prima è stata all’Atelier des Arts di Mantova.

Mi versa dell’altro vino. E nulla di più.

Enzo Calandra