Home News Angera - Sesto Calende Biennale di Malindi: dal lago Maggiore all’oceano

Biennale di Malindi: dal lago Maggiore all’oceano

0
Biennale di Malindi: dal lago Maggiore all’oceano
L'opera di G.P. TomasiL'opera di G.P. Tomasi

Una nuova Biennale , fuori dai circuiti consolidati dell'arte, ma ben addentro a quelli del turismo d'elite. E' stata inaugurata, proprio a ridosso del nuovo anno, il 29 dicembre del 2006, per le cure di Eric Girard-Miclet, direttore dell'Alliance Francaise di Dar Es Salaam In Tanzania ma il cui vero motore è un artista Sarenco, bresciano di nascita, diviso da molti anni tra l'Italia e l'Africa Orientale.

Non è, questo l'unico contatto tra il nostro e il grande paese subsahariano. Per gli intenditori del genere, sopratutto i nostri vicini di casa, ma forse anche per gli abitanti della provincia di Varese, proprio di recente Sarenco, al secolo Isaia Mabellini aveva presentano ad Arona la prima personale dell'artista George Lilanga, forse il più rappresentativo sulla scena contemporanea d’arte africana.

Non pago di portare in Italia il repertorio espressivo dei maestri indigeni africani,
Sarenco, si è messo in testa di creare questo ideale scambio culturale direttamente, sulle rive dell'oceano Indiano, nel cuore del Kenia. E lì, di concerto con il curatore, ha chiamato a raccolta, i più significativi rappresentanti kenioti e tanzanioti, del Sud Africa, dello Zambia, del Madagascar, accostandoli a quanti nel mondo extraafricano hanno già trovato negli orizzonti kenioti motivo di ispirazione nel proprio lavoro.
Artisti cinesi, statunitensi, francesi,  olandesi, inglesi e italiani, la compagine più numerosa, comprensiva di figure quali Ugo Carrega, Innocente Paolo Mattioli, Luigi Colajanni, Giuseppe Desiato, Giovanni Fontana, Patrizia Guerresi, Eugenio Miccini, Ignazio Moncada, lo stesso Sarenco e gli scomparsi Claudio Costa e Aldo Mondino.

Tra loro, ed è il motivo per cui fondamentalmente ce ne occupiamo, la presenza di Gian Paolo Tomasi , virtuoso dell'immagine digitale, milanese all'anagrafe e per continuità professionale, residente da tempo a Lisanza sulle sponde del Lago Maggiore dove ha trovato luogo ideale per ritemprarsi.

Tomasi è il fotografo che, muovendosi come stampatore per i maggiori maestri della fotografia italiana e straniera, Giacomelli, Fontana, Gastel, ma anche Penn, Avedon, Leibovitz, per citarne solo alcuni, ha messo a punto nel tempo una particolarissima tecnica di manipolazione e stampa digitale, che va a pescare nell'immenso repertorio iconografico della pittura tradizionale per trarne immagini uniche di artificiosa e straniante bellezza.

Non fa eccezione il lavoro presentato alla Biennale Africana. Il richiamo è all'amato Caravaggio, tra i più "elaborati" della sua arte. E' intorno ad un programmatico cesto di frutta seicentesco che si gioca il confronto tra il predicatore cristiano che brandisce la croce e il guerriero masai ai lati di una piramide virtuale che vede al suo centro una figura sacrale di cui è celata l'identità fisica e religiosa. Un'enigma nell'enigma. Tipico dell'arte di Gian Paolo Tomasi.