Rho, (MI) Sabato 24 gennaio, durante la XV edizione del Festival OOF, all’interno dello spazio letterario riservato, si è svolta la presentazione del libro Amato mio, amata mia, per le edizioni Olio Officina 2026.
L’incontro, tenutosi nella meravigliosa Sala Rossa del Centro Congressi Mantovani Furioli di Rho, è stato coordinato e introdotto da Luisa Cozzi, Direttore Responsabile di Poetando Video Poesia. Interventi di Sante Ambrosi, teologo, autore del libro e Serena Martini, psicologa clinica, che ha firmato il saggio introduttivo.
Qui alcuni spunti sui quali si è svolta la discussione
DIALOGO AMOROSO IN FORMA POETICA METAFORA DELL’AMORE E DEL DESIDERIO DI DIO. Si indaga con questo incontro una parola che spesso ci mette a disagio: desiderio. Viviamo in una cultura che da una parte lo reprime, dall’altra lo consuma. O lo si teme, o lo si usa. Raramente lo si ascolta davvero. Eppure nella Bibbia c’è un libro intero dedicato all’amore, al corpo, alla ricerca dell’altro, al desiderio che brucia e che manca. È il Cantico dei Cantici, un testo che per secoli ha creato imbarazzo, perché parla di amore con un linguaggio intensamente corporeo, sensuale, poetico. Ed è proprio questa la sua forza: ci dice che il desiderio non è una colpa da correggere, ma una energia di relazione, una spinta verso l’altro e verso la vita. (IV se AC, attribuito a Re Salomone)
IL DESIDERIO COME RICERCA “Nel mio letto, durante la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato.” Il desiderio nasce spesso da una mancanza. Non desideriamo ciò che possediamo, ma ciò che sentiamo come essenziale.
Nel Cantico, l’amore non è mai statico: è fatto di attese, separazioni, ritorni, inseguimenti. L’assenza non spegne il desiderio, lo rende più consapevole. Tutti conosciamo momenti di distanza, di silenzio, di vuoto. E spesso li viviamo come fallimenti. Ma il Cantico ci suggerisce un’altra lettura: la mancanza non è solo perdita, è anche spazio che si apre.
LA DONNA CHE PRENDE LA PAROLA Nel Cantico è soprattutto la donna a parlare. È lei che cerca, che desidera, che dichiara il proprio amore senza vergogna. Non è una figura passiva, non è oggetto dello sguardo. È soggetto del desiderio. Riconoscere il proprio desiderio significa riconoscere la propria dignità. Dire “io desidero” è dire “io esisto, io valgo, io sono vivo”. Il desiderio diventa bussola dell’identità.
CORPO E SPIRITO: NON SONO NEMICI “Forte come la morte è l’amore.” L’amore è presentato come una forza assoluta, più forte della paura, più forte della fine. Il corpo non è il nemico della spiritualità. L’eros non è in contraddizione con la ricerca di Dio. Non si arriva a Dio scappando dal corpo, ma attraversando le relazioni, i legami, la vulnerabilità. L’eros può trasformarsi in dono, in agape.
IL LINGUAGGIO DEI SIMBOLI Il Cantico parla per immagini: giardini, profumi, frutti, notti stellate. Perché l’amore non si spiega, si evoca. Le immagini parlano direttamente alla parte più profonda di noi, dove non arrivano le spiegazioni razionali. A volte basta una parola per risvegliare qualcosa che dorme dentro di noi.
I CICLAMINI: AMARE SENZA STRAPPARE Come l’autore Ambrosi afferma: “I ciclamini non si strappano. Si possono solo contemplare e odorare.” capiamo che amare non significa prendere, possedere, consumare. Significa riconoscere la bellezza dell’altro senza distruggerla. Il Cantico racconta un amore di reciprocità e rispetto, non di dominio.
Il Cantico dei Cantici ci lascia un messaggio attualissimo: il desiderio non è qualcosa da spegnere, ma qualcosa da educare. Perché diventi relazione e non conquista. Incontro e non possesso. Forse il desiderio è una vocazione: ci chiama fuori da noi stessi, verso l’altro, verso la vita piena. E forse, come i ciclamini, anche l’amore vero non va strappato, ma contemplato e custodito.
SANTE AMBROSI l’autore è stato docente di filosofia e letteratura latina e italiana nei licei Milanesi ha scritto saggi di carattere scientifico ed è autore di molti libri, dal 2025 dirige la rivista Cattedra del Dubbio, edita da Olio Officina.
SERENA MARTINI è psicologa clinica; con l’università di Tokyo ha preso parte a dei progetti di studio sulle neuroscienze infantili; il suo metodo di intervento è incentrato sulle emozioni della persona e sul suo vissuto









