Milano – San Francesco d’Assisi è una di quelle figure che il tempo non riesce a consegnare al passato. A ottocento anni dalla sua morte, avvenuta il 3 ottobre 1226, il suo messaggio continua ad attraversare la storia, la spiritualità e la cultura, conservando intatta la capacità di parlare al presente. Umiltà, fraternità, amore per il creato: valori che hanno reso il Santo una delle personalità più influenti della storia religiosa e culturale italiana.

A questa straordinaria eredità è dedicata la mostra Il “segno” di San Francesco: immagini di una vita nell’ottavo centenario della morte, in corso alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana a cura di Marco Navoni e Francesco Braschi. L’esposizione propone un itinerario artistico e spirituale attraverso alcune opere preziose e spesso poco conosciute del patrimonio dell’istituzione milanese.

Il percorso si sviluppa tra gli ambienti della Pinacoteca: quattro dipinti offrono differenti interpretazioni iconografiche del Santo, mentre nelle vetrine delle Sale 2 e 3 sono esposti, per la prima volta al pubblico, preziosi disegni dedicati a episodi della sua vita. La visita si conclude nella Sala Federiciana, dove sette incisioni testimoniano la fortuna dell’immagine francescana nella storia dell’arte. Un approfondimento video permette inoltre di scoprire altre opere di soggetto francescano conservate dall’Ambrosiana.

Tra le testimonianze più suggestive spicca un elaborato disegno proveniente dal Codice Resta, che raffigura gli ultimi istanti di Francesco. Il Santo è disteso su un giaciglio e benedice coloro che gli si stringono attorno. I frati lo assistono con devozione, mentre uno di loro gli bacia il piede segnato dalle stigmate; sul lato opposto, i fedeli si raccolgono in preghiera. Una scena intensa, che restituisce la partecipazione emotiva e spirituale della comunità francescana.

La realtà storica racconta tuttavia un finale ancora più radicale. Fedele fino all’ultimo alla propria scelta di povertà, Francesco volle essere deposto nudo sulla nuda terra nella piccola chiesa della Porziuncola, ad Assisi, luogo fondamentale della sua vocazione e delle origini dell’Ordine francescano. Era ormai gravemente debilitato dalle malattie e quasi cieco, ma volle trascorrere gli ultimi momenti ascoltando un passo del Vangelo di Giovanni e il Cantico delle creature, la sua celebre composizione poetica.

Non è casuale che il Cantico si concluda con la strofa dedicata a «sorella morte». Per Francesco, infatti, la morte non rappresentava la fine, ma un passaggio verso la vita eterna. Una visione che conferisce alla sua ultima testimonianza un significato profondamente umano e spirituale. È proprio questo intreccio tra arte, storia e fede a rendere prezioso il percorso dell’Ambrosiana. Le opere non sono soltanto immagini devozionali, ma testimonianze di come la figura del Santo sia stata interpretata e tramandata nei secoli, lasciando un’impronta profonda anche nella lingua, nella letteratura e nella cultura italiana.

A ottocento anni dalla sua scomparsa, Francesco d’Assisi continua dunque a parlarci attraverso un’eredità che supera i confini della religione. La mostra invita a riscoprirne il volto e il pensiero, ricordandoci che alcune presenze non appartengono soltanto alla storia: continuano a illuminare il nostro tempo.

L’esposizione prosegue fino al 13 gennaio 2027. Orari al pubblico: tranne mercoledì, da lunedì a domenica: 10 – 18.